Questo è il risultato
Ci sono momenti nella vita in cui smetti di leggere teorie e decidi di sporcati le mani.
Per me questo momento è arrivato anni fa ormai e da allora non solo ho continuato a studiare, seguire i grafici, ascoltare i guru della finanza e osservare i loro movimenti, ma ho anche iniziato ad agire.
Ad un certo punto del mio percorso da investitore mi sono imbattuto in Investing PRO e ho iniziato ad usarlo per analizzare le mie posizioni long term.
Poi un giorno, visto che in molti me lo chiedevano, ho deciso di testare le sue ProPicks basate su AI e sono rimasto piacevolmente sorpreso.

All’inizio non mi convinceva molto la cosa, io sono un investitore vecchio stile e mi piace scegliere da me i titoli su cui posizionarmi.
Eppure i ProPicks avevano un loro fascino, così ho passato mesi ad analizzare i titoli che mensilmente aggiungevano e toglievano dal portafoglio.
Sono rimasto sorpreso: effettivamente questi titoli erano acquistati e venduti basandosi su dati solidi.
Ho quindi deciso di implementarlo nelle mie analisi. Infatti i ProPicks non sono a mio avviso da “copiare ciecamente”, ma utilizzarli come prima scrematura del mercato, e farci quindi un’ultima analisi sopra, prima di investire.
Quindi ho provato.
Niente strategie iper-complesse, niente derivati esoterici: ho scelto di posizionarmi su titoli prevalentemente italiani.
Oggi quindi farò un articolo diverso dal solito, ma come sempre, con l’obiettivo di trarre lezioni importanti e utili.
Voglio quindi raccontarti in modo dettagliato com’è andato l’ultimo mese, cosa mi ha colpito dei singoli titoli su cui ho deciso di posizionarmi e quali lezioni pratiche possiamo portarci a casa.
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Perché questo portafoglio?
Partiamo dal principio: Perché ho scelto un portafoglio tutto italiano?
La scelta non è ovviamente casuale. I miei portafogli azionari long term sono prevalentemente orientati verso Stati Uniti e Cina, quindi per questo portafoglio, ho deciso di puntare prevalentemente sul mercato italiano.
Ecco le principali ragioni della mia scelta:
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Vicino e comprensibile: spesso sottovalutiamo la familiarità. Investire in aziende che conosci, di cui vedi o provi i prodotti ogni giorno (Poste, Mediolanum, Prysmian) ti permette di seguire meglio i trend.
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Mercato sottovalutato: mentre tutti corrono verso gli USA o la Cina (me compreso), il listino italiano ha comunque titoli solidi, con multipli bassi e spesso anche dividendi generosi.
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Diversificazione: rispetto al mio portafoglio macro, posizionandomi sull’Italia ho diversificato geograficamente le mie posizioni, focalizzandomi su molteplici settori come banche, industria, media e utility.
Questo che ho creato è dunque un portafoglio speculativo che ha l’obiettivo di aggiungere qualche rendimento extra rispetto i miei holding long term, non sostituirli.
Il portafoglio in numeri
In un’epoca dominata dalle Big Tech americane, costruire un portafoglio “made in Italy” è quasi un tabù, una sfida. Ma a me piacciono le sfide e quindi eccoci qui.
Prima di vedere i singoli titoli, vediamo com’è andato questo portafoglio “made in Italy” nell’ultimo mese.

L’andamento è stato fortemente positivo, con punte anche sopra il +24% (come vedremo tra poco).
Ovviamente non tutti i titoli hanno corso nella stessa direzione, alcuni hanno regalato performance eccezionali, mentre altri hanno sofferto.
E qui c’è la prima lezione: i portafogli vivono di contrasti, il loro equilibrio dipende proprio da questa dinamica. Il gioco è quindi l’equilibrio.
I protagonisti positivi
MFE – MediaForEurope (+24,79% al top)
Ecco il campione del mese suggerito dall’AI di Investing PRO e che dopo un’attenta analisi ho deciso di aggiungere in portafoglio.

MFE ha brillato con un +24,79% al suo top e circa un +22% al momento della stesura di questo articolo.
Non stiamo parlando di un colosso tech americano, ma di un gruppo media italiano che molti davano per spacciato anni fa.
E invece eccolo qui, protagonista di un rally che ha superato le aspettative.
Perché ho deciso di seguire il suggerimento delle ProPicks di Investing PRO e prendere posizione su MFE?
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Crescente interesse verso il settore media europeo.
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Speculazioni su possibili acquisizioni e fusioni.
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Una ristrutturazione interna che ha ridato fiato ai margini.
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Un valore P/E di soli 10,5 al momento dell’aggiunta in portafoglio
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Un Price/Book di 0,64 significativamente inferiore alle medie del settore.
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Crescita dell’EBITDA dell’8,97% che mostra solidità finanziaria
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Un impressionante aumento del 23% del flusso di cassa libero.
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Generoso rendimento da dividendo del 6,83% con una crescita dell’8% dei dividendi, che riflette la fiducia del management nelle prospettive future.
Inoltre JPMorgan ha recentemente alzato il target di prezzo a €5,20, confermando un rating “overweight”, mentre le stime del fair value ($5,30-$5,62) suggerivano un potenziale rialzo di circa il 15% rispetto al mio prezzo di acquisto a €3,93.
L’espansione strategica nel digitale mostra risultati con una crescita del 30% del tempo totale trascorso sulle piattaforme, posizionando bene l’azienda nonostante le sfide nella pubblicità televisiva tradizionale.
Mai sottovalutare i settori “vecchi”, spesso i mercati scontano troppo pessimisticamente il futuro, e basta poco per innescare un rally.
Al momento della stesura dell’articolo, la mia posizione totale su MFE è in profitto del 17% in appena due mesi.
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Banca Mediolanum (+15,47%)
Le banche italiane vivono un periodo d’oro e tra queste la mia attenzione è andata sulla segnalazione da parte di Investing PRO di Mediolanum.

Mediolanum ha guadagnato il 15% questo mese e questo risultato nasce da due fattori chiave:
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Tassi d’interesse alti che aumentano i margini.
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Forte attenzione alla gestione del risparmio, con clienti fedeli.
L’ho aggiunta in portafoglio a Giugno con un prezzo medio di €14,31 per azione, ora in profitto di circa il 20%.
Ecco cosa mi ha portato a sceglierla tra le ProPicks di Investing PRO:
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Rendimento del 43% in un anno con metriche di valutazione attraenti e una traiettoria di crescita impressionante.
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Rapporto P/E convincente di appena 9,2
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Rapporto PEG estremamente favorevole di 0,28, che indica che il potenziale di crescita è significativamente sottovalutato.
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Crescita dei ricavi di circa il 19% nell’ultimo anno.
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Aumento del 10% dell’utile netto anno su anno.
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Rendimento da dividendo del 7% e un notevole tasso di crescita dei dividendi del 43%, che riflettono la fiducia del management nelle performance future.
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La recente espansione nei mercati di clienti con elevato patrimonio attraverso il progetto “Grandi Patrimoni” e la forte crescita internazionale (in particolare in Spagna)
In un mondo di fintech e crypto, una banca “tradizionale” dimostra che fiducia e solidità hanno ancora un valore enorme.
Prysmian Group (+14,95%)
Se c’è un titolo che racconta il futuro, è sicuramente Prysmian.

Leader mondiale nei cavi e nelle infrastrutture energetiche, è posizionata al centro della transizione green. La corsa del titolo è sostenuta da:
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Enormi investimenti globali nelle reti elettriche.
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Espansione internazionale e acquisizioni strategiche.
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Una domanda strutturale che continuerà a crescere nei prossimi decenni.
Con un prezzo medio di acquisto di €73,86, oggi è scambiata a €75,87 con un profitto del 2,72%.
Ecco perché ho deciso di inserirla in portafoglio:
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Crescita dei ricavi di quasi il 25%
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Crescita dell’EBITDA del 41% evidenziano l’espansione del business in particolare nei settori ad alta domanda come data center e trasmissione di energia.
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Il PEG ratio di 0,57 indica che il titolo rimane sottovalutato rispetto al suo potenziale di crescita, offrendo un punto d’ingresso attraente.
Il titolo ha generato rendimenti interessanti: il 46,8% in 3 mesi e il 23,3% in 1 anno, mentre si negozia vicino al suo massimo a 52 settimane, dimostrando quindi un forte momentum.
I recenti catalizzatori positivi includono sicuramente l’EBITDA record nel Q2 (€600 milioni), la revisione al rialzo delle previsioni e il posizionamento per beneficiare dei nuovi dazi statunitensi sul rame che avvantaggiano i produttori nazionali (come appunto Prysmian SpA).
Interpump Group (+9,50%)
Interpump è meno noto al grande pubblico, ma fondamentale nell’industria. I suoi prodotti sono ovunque, dalle pompe idrauliche alle applicazioni industriali.

L’azienda ha segnato un +9,5% nell’ultimo mese, dimostrando che anche le “mid cap” italiane possono regalare soddisfazioni.
Acquistata ad inizio Agosto ad un prezzo di €40,10 per share, oggi è scambiata a €40,86 portandomi dunque circa il +2% in portafoglio.
Ecco perché l’ho inserita in portafoglio:
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Rendimento del 20,69% negli ultimi 3 mesi, segnalando una potenziale inversione di tendenza dopo la precedente debolezza.
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Nonostante le recenti sfide sui ricavi, l’azienda mantiene solidi margini di profitto con un margine lordo del 34,5%, margine operativo del 15,6%
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Dividendi in crescita del 3,1%.
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P/E ragionevole di 17,6 (al momento dell’acquisto)
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P/B di 1,9
Gli analisti vedono un significativo potenziale di rialzo con stime di fair value che in media si aggirano intorno ai €48.
Il titolo è attualmente scontato del 76% rispetto i suoi massimi a 52 settimane, suggerendo quindi un ampio margine in caso di ripresa, mentre l’azienda sfrutta il suo forte portafoglio ordini e le relazioni con i clienti.
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Poste Italiane (+7,19%)
Poste è il classico titolo che molti considerano noioso. Eppure, dietro lo sportello della tua filiale c’è un colosso con mani ovunque: assicurazioni, servizi digitali, pagamenti, investimenti.

La performance del +7% dimostra che la stabilità, unita alla capacità di reinventarsi, può generare rendimenti solidi nel tempo.
In questo caso mi sono posizionato a luglio, con un prezzo medio di acquisto di €18,04 per azione, oggi scambiato a €20,05, con un incremento quindi del 11% dal mio acquisto.
Ecco perché ho deciso di aggiungere Poste Italiane in portafoglio:
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Il titolo ha generato rendimenti del 39,5% da inizio anno superando significativamente l’indice FTSE MIB (+15% da inizio anno).
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La valutazione rimaneva ad un P/E di 10,6
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Rendimento da dividendo del 5,35%, supportato da un’impressionante crescita dei rendimenti del 35%.
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Le recenti mosse strategiche, inclusa l’acquisizione di una partecipazione del 25% in Telecom Italia che stanno migliorando il suo modello di business diversificato.
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Crescita dei ricavi del 6,7%
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Crescita dell’EBITDA del 12,3% con un sano margine operativo del 23,2%.
Moody’s ha inoltre recentemente migliorato l’outlook a “positivo”, confermando ulteriormente il miglioramento della posizione finanziaria dell’azienda e le prospettive future.
Leonardo (6,26%)
Passiamo ora alle aziende tremolanti, partendo da Leonardo. Mentre il settore difesa vola in tutto il mondo, Leonardo, almeno questo mese, si sta dimostrando traballante.
Questo mese è in profitto del 6,26%, ma come puoi vedere dal grafico, ci troviamo in una fase abbastanza laterale.

A cosa è dovuto questa debolezza?
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Presa di profitto dopo i rally precedenti.
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Incognite geopolitiche che generano volatilità.
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Una struttura aziendale che deve ancora convincere appieno i mercati.
Ho inserito Leonardo in portafoglio a Luglio, con un prezzo medio di €46,82 e il titolo è oggi scambiato a €49,47.
Con un profitto del 6% circa, ho chiuso questa posizione poiché la società è sempre più incentrata su un settore che non mi piace finanziare, quello delle armi (anche nucleari), piuttosto che sul lato commerciale e di cyber security.
Per completezza la analizzo comunque (anche se il segnale di vendita non è ancora stato dato dalle ProPicks):
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Crescita dei ricavi (14,7% LTM)
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Espansione dell’EBITDA (20% LTM)
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Strategicamente posizionata per beneficiare degli obiettivi di aumento della spesa per la difesa della NATO (5% del PIL entro il 2035) e dell’appello del Segretario Generale per un aumento del 400% delle capacità di difesa aerea e missilistica.
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Partnership chiave nel Global Combat Air Programme con BAE Systems e Japan Aircraft, oltre a joint venture con Rheinmetall che creano molteplici opportunità di crescita nei segmenti di difesa ad alto valore.
Gli analisti suggeriscono un potenziale rialzo di circa l’11,5% e anche Moody’s ha recentemente rivisto l’outlook a positivo.
La filosofia dietro le acquisizioni
Questi sono alcuni dei titoli che ho inserito in portafoglio e che più avanti ti mostro nella loro interezza.
Guardando il portafoglio nel complesso ho inserito sia titoli “growth” come Prysmian, che settori ciclici come banche e media.
Ho cercato dunque, tra i titoli segnalati da Investing PRO, di creare una base diversificata per rendere il portafoglio più resiliente.
Ecco dunque i titoli in portafoglio con le relative performance dell’ultimo mese.

I titoli venduti sono stati fino ad ora Leonardo con un profitto del 6,5% e Tecnogym con un profitto del 9%.
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Lezioni pratiche
Ecco alcune lezioni pratiche che possiamo portare a casa da queste operazioni:
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Diversificazione intelligente: non servono 100 titoli, ma un mix bilanciato di 7-15 aziende solide.
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I settori “noiosi” pagano: banche, poste, media, sono spesso “noiose” e sottovalutate dal mercato, ma talvolta sono colonne portanti.
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Cavalcare i megatrend: Prysmian insegna, transizione energetica e digitalizzazione sono in Italia i settori da guardare.
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Accetta i rossi: non esiste un portafoglio tutto verde e i titoli in rosso insegnano spesso più di quelli in verde. Ciò che serve sono pazienza e dati solidi, il resto viene da se.
Molti guardano ai numeri e pensano che investire sia solo questione di percentuali ma la verità è che il vero valore è nel processo.
Il portafoglio che ti ho mostrato oggi non è la fotografia di un mese fortunato, ma il risultato di un approccio disciplinato e pragmatico: selezionare, monitorare, imparare.
Ho usato l’AI di Investing PRO per scremare velocemente i tioli italiani più interessanti e poi, dopo averli analizzati singolarmente, ho scelto quali inserire in portafoglio.
I dati, come dico sempre, sono la chiave, e sfruttare le nuove tecnologie per agevolare le nostre ricerche, potrebbe rivelarsi una mossa vincente.









