Ha veramente senso “diversificare” il portafoglio o è tutta una bufala?
La parola “diversificazione” è forse il termine più usato nel mondo degli investimenti. Tuttavia, dietro questo concetto apparentemente semplice si celano molteplici sfumature che vale la pena esplorare. È davvero così utile come si dice? Lo scopriamo in questo articolo.
Cosa Significa Diversificare e Perché lo Si Fa
Quando si parla di diversificazione si intende la pratica di investire in più asset con l’obiettivo di ridurre il rischio medio del portafoglio.
Immaginiamo di giocare al casinò: se puntassimo tutto su una sola mano, il risultato sarebbe un “tutto o niente”.
Suddividendo invece il capitale in più giocate, il rischio di perdere tutto in una sola mano diminuisce e contemporaneamente aumentano le nostre chance di vincere almeno alcune partite.
Questo a livello logico ha perfettamente senso ed è proprio il concetto alla base della diversificazione.
Ma ahimè gli investimenti non sono una partita a poker, ci sono più elementi da prendere in considerazione.
Prima di procedere però con l’analisi matematica della diversificazione per capirne effettivamente l’efficacia, diamo uno sguardo al passato per capire le radici di questa pratica.
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La storia della diversificazione: dalla Mesopotamia ad oggi
La storia della diversificazione va molto più indietro del detto dei nostri nonni “non mettere tutte le uova in un sol paniere” e affonda le sue radici (per quel che ne sappiamo) già in Mesopotamia, nel 2000 a.C.
I mercanti babilonesi infatti suddividevano i carichi su diverse navi per ridurre, in caso di incidenti in mare, il rischio di perdita dell’intero carico, una pratica ingegnosa e senza dubbio utile.
Anche nel Talmud (il testo sacro Giudaico), si raccomandava di suddividere le proprie risorse in tre parti: terra, attività commerciali e liquidità.
Durante il Rinascimento invece i mercanti italiani e olandesi applicavano strategie simili a quelle babilonesi per mitigare i rischi legati al commercio marittimo.
Con l’Illuminismo il concetto di rischio venne analizzato più a fondo: figure come Richard Cantillon e Daniel Bernoulli gettarono le basi per la comprensione moderna del rischio e del rendimento.
Ma il salto decisivo arrivò nel 1952 con Harry Markowitz, il padre della moderna teoria del portafoglio, che dimostrò matematicamente come una combinazione ottimale di asset potesse ridurre il rischio complessivo mantenendo i rendimenti competitivi.
Da allora, la diversificazione è diventata una pietra angolare della gestione degli investimenti, applicata non solo a diverse classi di attività ma anche a regioni geografiche, settori economici e strategie finanziarie, insomma si è iniziato a diversificare proprio in tutto!
A questo punto dobbiamo però porci la domanda delle domande: è veramente così importante diversificare al punto da, come dice il noto investitore Ray Dalio, considerare la “diversificazione” il Sacro Graal degli investimenti?
Un Esempio Tecnico: Ombrelli e Occhiali da Sole
Per rispondere a questa domanda scomodiamo un esempio classico che troverai facilmente sul web, l’esempio degli occhiali da sole e degli ombrelli. (Ho mostrato quello che stai per leggere in questo video)
Immagina che ci siano due aziende: una che produce occhiali da sole e una che produce ombrelli. Ora è gennaio e tu devi decidere su quale investire.
L’andamento di queste due aziende dipenderà dal meteo, quindi se quest’anno sarà piovoso, l’azienda che produce ombrelli prospererà a scapito dell’altra, e viceversa se sarà un anno soleggiato, prospererà l’azienda che produce occhiali da sole.
Ipotizziamo che il prezzo di acquisto delle due azioni sia il medesimo, cioè 100€ e che se andrà bene, il loro valore salirà a 150€ e se andrà male scenderà a 70€.
Inoltre consideriamo una percentuale del 50% come possibilità di pioggia o sole: o c’è il sole o c’è la pioggia, quindi 50 e 50.
Ora mettiamo tutto su un foglio di calcolo e vediamo cosa viene fuori.
Useremo le seguenti voci:
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AZIONE: Per indicare l’azione con “SOLE” per l’azienda che produce occhiali da sole e “PIOGGIA” per l’azienda che produce ombrelli.
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PREZZO BUY: Il prezzo iniziale dell’azione (nel nostro caso 100€)
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SOLE: Quanto varrà l’azione se nell’anno ci sarà prevalenza di sole
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PIOGGIA: Quanto varrà l’azione se nell’anno ci sarà prevalenza di pioggia
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RESA SOLE/RESA PIOGGIA: Il rendimento percentuale in ciascun caso (sole o pioggia)

Ora, avendo ipotizzato che l’azione salirà a 150€ se l’anno è stato buono e scenderà a 70€ se l’anno è andato male, nella sezione “resa” verrà fuori la resa appunto percentuale, che ovviamente (ma lo si vede anche ad occhio) è del 50% in caso positivo e del -30% in caso negativo.
Facciamo adesso un passo in più, dobbiamo calcolare la “Resa Reale”, e quindi paragonare l’evento positivo e quello negativo, per capire di quanto è la “profittabilità media” dell’azienda che abbiamo scelto. Per farlo useremo la formula seguente:
RESA SOLE*50%+RESA PIOGGIA*50%
Nb. Nella formula qui sopra, con “50%” si intende la probabilità stimata all’inizio che ci sia sole o pioggia. Quindi facendo i calcoli il risultato della profittabilità media sarà del 10% come evidente qui sotto:

Questo sarà il nostro rendimento atteso che come vedi è identico per entrambe le azioni che stiamo analizzando.
Ora a livello teorico è tutto fantastico ma ecco che sbatteremo la testa con il primo problema pratico: quella che vediamo qui è una media, non la realtà appunto.
Se prendiamo una torta e la tagliamo in 6 fette da distribuire a 3 persone, la media matematica ci dirà che ogni persona riceverà (in media appunto) 2 fette.
2 fette per 3 persone fa 6 fette totali. Vero, ma non si tiene in considerazione i casi limite: una persona che mangia tutte e 6 le fette o due persone che mangiano tutte e 6 le fette e una che rimane a bocca asciutta.
Questo può succedere anche nel nostro esempio, quindi dobbiamo calcolare più precisamente il rischio ricorrendo alla “deviazione standard”. Applicandola al nostro esempio ci darà il “rischio” che corriamo.

Il risultato è un rischio del 40%, che confrontato con la resa media del 10% torna (se sommi infatti 10%+40% viene 50%, cioè il nostro caso positivo e se fai 10%-40% ci viene -30%, il nostro caso negativo). Ora che ho questi dati posso vedere cosa succede se acquistassi entrambe le azioni per diversificare.
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A rigor di logica ha senso perché indipendentemente che ci sia sole o pioggia, una delle mie azioni comunque funziona. Vediamo l’esempio però matematicamente ipotizzando di acquistare sempre 100€ ma questa volta 50€ di una e 50€ dell’altra.

Ecco qua che è subito evidente come a parità di rendimento (10%) il rischio è stato letteralmente azzerato (box rosso). Quindi con questa semplice pratica io effettivamente ho eliminato il rischio e mantenuto invariato il rendimento medio.
Tuttavia, questa situazione ipotetica si basa su una decorrelazione perfetta, difficilmente riscontrabile nel mondo reale.
Nella pratica infatti è quasi impossibile trovare asset completamente decorrelati o inversamente proporzionali (cioè che quando sale uno l’altro scende e viceversa).
Questo non significa che la diversificazione non funzioni, ma richiede un approccio più ragionato e consapevole, forte del fatto che non esiste nella realtà un livello di decorrelazione tale.
Tant’è che l’azienda che produce ombrelli potrebbe comunque vendere se ci fosse tanto sole perché le persone potrebbero usare l’ombrello per farsi ombra per esempio.
Al di là di questo emerge un altro errore concettuale quando si diversifica.
Infatti è comune pensare che “più asset significa meno rischio”. In realtà, aggiungere troppi strumenti al portafoglio può generare correlazioni indesiderate e impensabili, aumentando il rischio anziché ridurlo o semplicemente diluire i profitti potenziali.
Ad esempio, se inseriamo nel nostro portafoglio precedente azioni di aziende agricole, che apparentemente non hanno nulla a che fare con la produzione di ombrelli o occhiali di sole e quindi sembrerebbero “non correlate”, in realtà potremmo star danneggiando il nostro portafoglio.
Si perché crediamo che i tre settori non siano correlati, del resto producono cose diverse no? Ebbene sono però correlati tramite la presenza del sole e della pioggia per esempio.
Ipotizzando quindi che quando c’è il sole l’azione agricola andrà bene, e con la pioggia male, ecco che si crea una correlazione indiretta con l’azione “occhiali da sole” nel nostro portafoglio.
Vediamolo graficamente:

Come vedi abbiamo ipotizzato che l’azione agricola si muova come l’azione occhiali da sole, poiché influenzata dagli stessi fattori (il sole).
Ecco cosa succede se la inseriamo nel nostro portafoglio insieme alle altre due, convinti di star “diversificando bene” poiché tutte e tre producono cose diverse in settori diversi.

La resa media è rimasta la medesima (il 10%) ma il rischio è aumentato passando dallo 0% in precedenza al 13,33%!
Quindi come vedi, se l’obiettivo è ridurre il rischio medio, non sempre potrebbe essere una buona idea aggiungere asset per diversificare, questo perché in realtà ci sono molti livelli di correlazione indiretta ed è praticamente impossibile trovare due asset che si muovono in modo perfettamente opposto.
Ray Dalio vs Warren Buffett e Charlie Munger
La diversificazione è un argomento che divide gli investitori di spicco. Ray Dalio la definisce il “Sacro Graal dell’investimento”, sostenendo che la riduzione del rischio attraverso asset non correlati sia fondamentale.
Al contrario, Warren Buffett e Charlie Munger considerano la diversificazione eccessiva come una strategia per chi non comprende realmente ciò in cui investe. Per loro è uno strumento utile ma che passa in secondo piano rispetto l’analisi dei business da acquisire.
Quindi ha senso o no la diversificazione per ridurre il rischio? Ovviamente sì, ha senso, ma non tanto per ridurre il rischio medio in termini matematici quanto invece per ridurre il rischio globale.
Ad esempio se si acquistano azioni di più aziende o crypto diverse, si riduce il rischio di fallimento dell’intero portafoglio.
Se infatti puntassimo tutto su un’azienda o una sola crypto e questa fallisse andando a zero, beh perderemmo tutto.
Con più asset in portafoglio diventa difficile che tutti falliscano. Inoltre con più azioni o crypto diventa più facile beccare quella che farà magari il “10X” rispetto che puntare tutto su una poiché aumentano appunto le probabilità.
Quindi come vedi è vero che matematicamente non è detto che sia efficace diversificare tanto per ridurre il rischio medio, ma d’altro canto ha senso per ridurre il rischio di bancarotta o eventi simili e contemporaneamente aumentare le chance di beccare la prossima “Apple”.
Ciò non toglie che non ha senso, come fanno molti, riempirsi il portafoglio di azioni o crypto con il puro obbiettivo di “mitigare il rischio”, senza neppure sapere che cosa si sta infilando in portafoglio.
E fidati, anche se sembra assurdo, in tanti fanno così. Per rendersi conto se capita anche a noi ti basta chiederti: “conosco veramente ogni singolo asset che ho in portafoglio”? Vita, morte e miracoli?
La risposta a questa semplice domanda, ti farà capire se effettivamente hai asset che potresti anche lasciar da parte.
La chiave dunque per una diversificazione efficace risiede nel bilanciamento. Ecco alcune linee guida:
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Scegli asset di qualità: Investi in business e asset solidi, con potenziale di crescita e fondamentali robusti.
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Riduci il rischio dei “cigni neri”: Una buona diversificazione può proteggere il portafoglio da eventi imprevedibili e disastrosi, come il fallimento totale di un’azienda. Ma per farla, ancora una volta, cerca di scegliere con cura e attenzione ciò su cui investi!
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Mantieni un numero gestibile di asset: Evita di sovraccaricare il portafoglio con strumenti che finiscono per annullare i benefici della diversificazione e investi solo in ciò che comprendi! Sapevi per esempio che l’S&P 500 in termini di rendimento-rischio medio sarebbe praticamente identico se avesse al suo interno solo 100 azioni anziché 500? Non cambierebbe quindi nulla in termini matematici.
Conclusioni
La diversificazione non è una panacea, ma uno strumento potente se utilizzato con criterio. Ancora una volta è prima di tutto importante saper scegliere su cosa investire, come dice il caro vecchio Warren, piuttosto che limitarsi a “diversificare”.
Se sai identificare business di successo, allora la diversificazione passa in secondo piano.
Il segreto è dunque quello di non cadere nell’illusione che basti acquistare tanti asset diversi per essere al sicuro, ma è fondamentale scegliere con cura gli strumenti da includere nel portafoglio, analizzandone bene i rischi e opportunità, piuttosto che la loro “correlazione”.
Un buon investitore è come un abile chef: sa che non basta aggiungere tanti ingredienti per ottenere un piatto gustoso ma serve equilibrio, conoscenza e un pizzico di creatività per creare una ricetta vincente.
Ps. Se ti fossi perso il video in cui parlo della diversificazione, lo trovi qui









