Ecco cosa dovresti sapere
Il 1° dicembre 2025 la Federal Reserve fa una mossa che cambierà il corso dell’economia globale per i prossimi anni.
Non si tratta di un nuovo taglio dei tassi, né tantomeno di un intervento d’emergenza.
Si tratta dell’abbandono definitivo del Quantitative Tightening (QT), cioè la politica di “drenaggio” del denaro dal sistema finanziario avviata nel 2022 per combattere l’inflazione.

E con questa decisione la Fed tornerà (seppur in punta di piedi), a fare ciò che sa fare meglio in tempi di difficoltà: stampare denaro.

La maggior parte delle persone non se ne accorgerà finché non vedranno il proprio conto in banca perdere potere d’acquisto, il proprio mutuo diventare più caro o, al contrario, i propri investimenti accelerare bruscamente.

A differenza di ciò che ci raccontano, queste manovre non sono neutrali, vantaggiano sempre qualcuno a danno di qualcun altro.
E capire “chi è chi” prima che il mercato reagisca, farà la differenza tra rimanere indietro o difendersi e costruire ricchezza nel nuovo ciclo.
Di quale ciclo parlo?
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Il ciclo che si ripete: Da QE a QT… e ora di nuovo qualcosa simile al QE
Per capire dove stiamo andando dobbiamo come sempre guardare alla storia.
Quindi ora facciamo un salto nel tempo a cinque anni fa.
Siamo nel 2020, la pandemia ha paralizzato l’economia, la Fed ha lanciato il Quantitative Easing (QE) e ha “stampato” più di 3 trilioni di dollari che ha usato per acquistare Treasury e obbligazioni.


Il governo a sua volta ha iniettato quei soldi nell’economia reale attraverso:
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Assegni diretti ai cittadini
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Sussidi di disoccupazione potenziati
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Prestiti PPP alle imprese (e talvolta a fondo perduto)
Risultato?
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L’S&P 500 è salito del 90% in 3 anni.

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Il bilancio della Fed è esploso a quasi 9 trilioni di dollari

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L’M2 (offerta di moneta) è cresciuta del 40% in due anni

Ma perché allora non lo fanno sempre?
Beh perché c’è un prezzo da pagare.
Il denaro più costoso, è il denaro gratuito.
Il prezzo del denaro gratuito è l’inflazione.
La realtà è che dopo questi stimoli, pochi sono diventati più ricchi e tanti lo sono diventati meno.
Loro dicono che queste manovre non hanno effetti collaterali, io dico il contrario.

Ed infatti nel 2022 l’inflazione nominale aveva raggiunto il picco del 9% e ancora oggi ne stiamo pagando il prezzo.

Questo succede perché chi riceve per primo il denaro come le banche, le grandi aziende, gli investitori istituzionali, lo usano per comprare asset: azioni, immobili, oro.
Chi invece lo riceve per ultimo lo vede svalutato da prezzi al consumo già in salita e usa quei soldi per semplicemente comprare cose.
Esistono 3 categorie economiche:
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CONSUMATORI (clienti dei business)
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BUSINESS
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INVESTITORI (possessori dei business)
Tutti siamo consumatori, perché tutti compriamo cose.
Comprando cose, spendiamo soldi dai business, posseduti dagli investitori.
Chi diventa ricco non sono i lavoratori in queste aziende, ma gli investitori che le possiedono.
Facciamo un po’ di calcoli:
Tra il 2020 e il 2025 i salari mediani sono cresciuti del 22% mentre l’inflazione ufficiale è salita del 25%.
Ma l’inflazione “reale” (quella che senti alla cassa del supermercato) è stata molto più alta, si stima intorno al 40-50%.
Nel frattempo come abbiamo visto il mercato azionario è salito del 90%.
Traduzione:
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Gli investitori sono diventati più ricchi (o almeno si sono protetti)
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I risparmiatori sono diventati più poveri
Quello che molti fanno fatica a capire è che in un sistema basato sul credito e sull’inflazione, non è chi lavora di più a vincere, ma chi possiede asset.
Ho spiegato bene il perché nel mio corso gratuito “Il segreto dell’1%”, puoi scaricarlo cliccando qui.
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Perché la Fed ha cambiato idea (di nuovo)
Nel 2022, di fronte a un’inflazione al 9%, la Fed ha fatto marcia indietro alzando i tassi di interesse fino al 5,5%.

Per invertire il trend ha quindi lanciato il QT, cioè ha smesso di reinvestire i proventi dei Treasury in scadenza, riducendo il proprio bilancio di quasi 1 trilione di dollari.

QE significa stampare denaro, QT significa ridurlo.
L’obiettivo era chiaro: cercare di ri-assorbire liquidità, raffreddare i consumi e quindi domare l’inflazione.
E per un po’ ha funzionato, ma ora, nel 2025, la Fed vede tre segnali di allarme che non può ignorare:
1. La liquidità bancaria è ai minimi dal 2020

Le riserve delle banche, i depositi che tengono alla Fed per far fronte ai prelievi e ai prestiti, sono letteralmente crollate.
Il problema è che se un’ondata di panico colpisse il sistema e le persone andassero a prelevare (come nel 2023 con Silicon Valley Bank), molte istituzioni non avrebbero liquidità sufficiente.
Inoltre senza liquidità, non si fanno prestiti, e senza prestiti, l’economia si ferma.
2. Il mercato del lavoro sta crollando (e l’AI gioca un ruolo cruciale)
Ottobre 2025 è stato il peggior mese per i licenziamenti negli ultimi 20 anni.

Non per una recessione o chissà quale altro evento catastrofico, ma per una trasformazione strutturale: le aziende stanno sostituendo dipendenti con agenti AI.
Perché assumere 10 analisti quando un modello LLM fa lo stesso lavoro a un decimo del costo?
E attenzione, per quanto possa essere triste è così che funziona, questo è il prezzo del progresso.
Il problema è che oggi l’AI distrugge posti di lavoro più velocemente di quanto ne crei e la Fed sa che un mercato del lavoro in contrazione non è una buona cosa infatti vale la formula:
Mercato del lavoro in contrazione = meno consumi = recessione
E questo vogliono evitarlo a qualsiasi costo.
3. I tassi dei mutui restano insostenibili
Nonostante i tagli ai tassi di interesse (portati al 3,75-4% nel 2025), i mutui a 30 anni rimangono sopra il 6,5%.
Perché? Non dovrebbero scendere?
In realtà pochi sanno che i mutui non seguono solo i tassi della Fed, ma anche i rendimenti dei Treasury.
Le banche per decidere i tassi dei prestiti guardano due cose:
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I tassi di interesse (il costo del denaro)
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Le altre opportunità di investimento là fuori
Le banche investono prestando soldi, e possono prestarli a te per il mutuo, ad un’azienda o al governo.
Più è probabile ricevere i soldi indietro, meno è “rischioso” l’investimento e quindi meno interessi farà pagare.
Ma quando la banca deve decidere se prestare soldi a te o al governo, preferisce farlo al governo perché generalmente “ripaga il suo debito”, è considerato un investimento “senza rischi”.
Quindi se il governo gli paga per esempio il 4% di interesse “senza rischi”, a te magari farà pagare l’8-9%.
Ed è qui entra in gioco il QT.
Quando la Fed vende Treasury (come fa nel QT), aumenta l’offerta sul mercato, però:
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Più offerta = i Treasury devono offrire rendimenti più alti per attirare acquirenti
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Rendimenti più alti sui Treasury = tassi più alti sui prestiti delle banche
Fermare il QT significa che la Fed smetterà di vendere Treasury e addirittura potrebbe ricominciare a comprarli (quindi prestare soldi al governo).
Si riduce quindi l’offerta di Treasury, i rendimenti calano e i tassi dei prestiti delle banche finalmente vanno in discesa.
Ecco perché la fine del QT può stimolare il fluire della liquidità nell’economia.
Cosa Succederà Ora? Tre Effetti Inevitabili
Come dico sempre, la storia non si ripete mai identica, ma tende a farlo in “rima”.
E se guardiamo al ciclo 2020-2025, possiamo ipotizzare tre conseguenze altamente probabili:
1. L’inflazione tornerà, ma in modo “socialmente accettabile”
La Fed infatti non ammetterà mai di voler creare inflazione, però sa che un po’ di inflazione “benevola” (3-4%) aiuterebbe a:
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Svalutare il debito pubblico USA (attualmente di $38 trilioni)
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Spingere i consumi (“compra ora perché domani costa di più”)
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Sostenere i prezzi degli asset
E in un mondo con l’AI che reprime i salari, l’inflazione sarà ancora più asimmetrica. Mi aspetto infatti che:
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I prezzi delle azioni, case, oro e hard asset saliranno
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I salari per lavori standard resteranno stagnanti o addirittura in calo
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Il divario tra ricchi e poveri si allargherà ancora
2. Gli asset finanziari esploderanno (di nuovo)
Quando gli asset esplodono, non è magia, ma semplice aritmetica. Ecco la formula:
Più liquidità = più denaro in cerca di rendimento = aumento della domanda per azioni, obbligazioni, crypto, immobili.
E stavolta, ci sarà anche un nuovo catalizzatore (come mostrato in questo articolo): l’adozione istituzionale di nuove classi di asset.
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ETF su Bitcoin già in portafoglio di BlackRock, Fidelity, ecc.
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Tokenizzazione del debito sovrano (Treasury su blockchain)
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Infrastrutture AI quotate in borsa
Insomma chi entra prima, con pazienza e disciplina, cavalcherà probabilmente un’onda incredibile.
Chi aspetta invece il “momento perfetto”, rischierà d’altro canto di rimanere indietro, ed essere travolto dall’inflazione.
3. Il “lavoro sicuro” diventerà un’illusione
L’AI non è una moda passeggera, ma una forza deflazionistica strutturale sul costo del lavoro umano.
In tutto questo, la risposta della Fed di “stampare denaro”, non creerà posti di lavoro “veri” ma piuttosto bolle di attività (start-up, progetti speculativi, espansioni aziendali) che dureranno finché dura la liquidità.
Questo significa una cosa sola:
Non potrai più affidarti solo al tuo stipendio, ma dovrai diventare proprietario di capitale, non solo di competenze.
Non mi piace mai dirlo, ma qualcuno deve pur farlo:
Il Sistema che ti hanno presentato come “Equo, democratico e giusto”, non lo è affatto.
L’economia moderna non è un gioco a somma zero, ma un sistema progettato per premiare chi possiede, non chi lavora.
Ecco perché credo che la mossa del 1° dicembre 2025 ne sia la conferma più chiara e trasparente che ci sia.
La Fed non sta “salvando l’economia”, sta salvando gli investitori, perché che ci piaccia o meno, sono loro a detenere il 90% della ricchezza finanziaria.
E se il mercato crolla, crolla anche la fiducia nel sistema.
Questa era la brutta notizia, ma ora ecco la buona notizia:
Chiunque può diventare un investitore.
Non serve essere ricchi, ma serve capire che il denaro perde valore nel tempo, che gli asset reali (azioni, immobili, oro, BTC) invece lo preservano.
Serve capire che il momento migliore per iniziare è quando la liquidità torna, perché quando la Fed riaccende la stampa, non tutti i prezzi salgono allo stesso ritmo.
C’è un ordine gerarchico di salita:
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Prima sale la liquidità (contanti, Treasury brevi)
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Poi gli Asset risk-on (tech, growth, crypto)
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Infine il mercato reale (stipendi, prezzi al consumo)
E chi si muove tra il punto 1 e il punto 2, quindi prima che il punto 3 prenda il sopravvento, vince.
Conclusione
Il 1° dicembre 2025 non sarà ricordato come una data storica dai libri di testo, ma per chi sa guardare oltre le headline, sarà l’inizio di un nuovo ciclo di creazione di ricchezza.
La Fed ormai ha scelto la sua strada: più denaro, meno restrizioni, crescita a tutti i costi.
Tra il 2020-2025 abbiamo avuto:
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Crescita mediana degli stipendi: 22%
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Crescita dell’inflazione nominale: 25%
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Crescita stimata dell’inflazione media reale: 40-50%
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Crescita dei mercati finanziari: 90% (S&P 500)
La storia non si ripete, ma tende a rimare, ora tocca a noi decidere se rimanere un consumatore, lasciando che l’inflazione eroda i nostri risparmi, oppure diventare un investitore, usando la liquidità della Fed come carburante per il nostro portafoglio.
Perché ripeto, in questo sistema, la neutralità non esiste.
E nel 2026, quando tutti si chiederanno perché alcuni sono diventati ricchi mentre altri lottano per arrivare a fine mese, la risposta sarà semplice:
Hanno capito il gioco, e hanno giocato per vincere.
Ps. Spiego nel dettaglio le regole del gioco (e come giocarlo) nel mio corso gratuito “Il segreto dell’1%”, sentiti libero di scaricarlo cliccando qui.









