Il Giappone ha appena lanciato un avvertimento all'economia globale

 

Immagina di svegliarti un mattino e scoprire che il valore dei tuoi risparmi è evaporato, il tuo mutuo è diventato più caro del 30%, e persino il tuo portafoglio crypto è in caduta libera e non per colpa di una bolla.

 

Questo non è un film catastrofista.

È ciò che potrebbe accadere nel 2026.

Infatti il Giappone, la terza economia mondiale, sta affrontando una crisi finanziaria decennale, pronta a esplodere.

 

 

E a differenza di altre crisi, questa non riguarda solo Tokyo, ma riguarda direttamente anche gli USA in quanto il Giappone è il più grande possessore estero di dollari USA, detenendo trilioni di dollari di Treasury americani.

 

 

Ma se il Giappone vacilla, il dollaro trema.
E se il dollaro trema, l’intero sistema finanziario globale trema: azioni, oro, argento e persino Bitcoin, nessuno è escluso.

E attenzione, non parlo di un evento futuro, ma qualcosa che in un certo senso è già in corso.


Per vederlo, non basta leggere i titoli, ma serve monitorare in tempo reale i dati:

  • I rendimenti dei JGB (bond giapponesi a 10 anni)

  • Il flusso di capitale dallo yen al dollaro

  • La posizione netta del Giappone sui Treasury USA

  • Il sentiment degli hedge fund sul carry trade

  • Le quotazioni (e i bilanci) delle maggiori società giapponesi

Se osservi questi dati, comprenderai che la trasformazione è già in atto.

Personalmente li tengo tutti sotto controllo con Investing PRO, un applicativo che mi permette di avere appunto accesso a tonnellate di dati ben catalogati e di semplice fruizione anche per i meno esperti, poi tanti suggerimenti mensili dei titoli sottovalutati e sopravvalutati, screener dei portafogli dei grossi investitori e istituti finanziari e molti altri dati utili.



Insomma uno strumento non necessariamente volto alla sola speculazione, quanto all’analisi dei dati reali e quindi alla comprensione del mercato.

 

La maggior parte delle persone non se ne accorgerà… finché non sarà troppo tardi.

Ma veniamo al dunque.

 

Il Problema del Giappone: Troppi Debiti

 

Il Giappone ha un’economia da $4 trilion (GDP), ma il suo debito nazionale ammonta a $12 trilion.

 

 

Questo significa un rapporto debito/PIL superiore al 290%, il più alto al mondo.

Per confronto gli USA hanno un PIL di $31 trilion e un debito di $38 trilion con un rapporto debito/PIL del 96%.

 

 

L’Italia ha un rapporto debito/PIL del 163% con una media europea di circa il 90%.

 

 

Il Giappone in confronto agli altri paesi, non sta solo vivendo al di sopra dei suoi mezzi, ma è letteralmente seduto in cima ad un castello di carte costruito su promesse impossibili.

Ma come ha fatto ad arrivare a questo punto?
La risposta sta in tre elementi chiave.

Sentiti libero di iscriverti gratis alla mia newsletter per riceverla direttamente nella tua email!👇🏼

 

 

Ecco come è esploso il debito Giapponese

Questi 3 motivi sono ciò che hanno portato il Giappone ai livelli di oggi, vediamoli.

 

1: Tassi d’Interesse Negativi

Per quasi un decennio, il Giappone ha applicato tassi d’interesse negativi quindi il governo prendeva in prestito 1.000 yen… e ne restituiva 990.

Lo so, sembra assurdo, perché uno dovrebbe prestare denaro per vedersene tornare meno indietro?

E soprattutto, chi è così pazzo da farlo?

 

2: La Banca del Giappone (BoJ) Come Compratore di Ultima Istanza

Quando presti soldi ad un tasso negativo, lo scopo non è guadagnare soldi, ma perderne il meno possibile.

La BoJ non è solo la banca centrale, ma anche il maggiore investitore (e quindi creditore) del governo giapponese.

 

 

Essa detiene più del 50% del debito pubblico giapponese, contro il 20% detenuto dalla Fed per il debito USA.

Ma perché la BoJ sta prestando soldi ad un tasso negativo?

La risposta è la “deflazione”.

 

3: Deflazione

Il motivo per cui un’entità dovrebbe prestare soldi ad un tasso negativo è perché in deflazione, i prezzi delle cose scendono ogni anno.

La deflazione è infatti l’opposto dell’inflazione. Con l’inflazione il denaro perde potere d’acquisto e i prezzi delle cose “aumentano”, con la deflazione invece succede il contrario.

 

Ad esempio se un iPhone costa 100.000 yen oggi e 90.000 tra un anno, se io comprassi oggi mi ritroverei un asset svalutato del 10%.

In questo contesto allora perdere l’1% in interessi è meglio che perdere fondi acquistando beni che si svalutano.

In deflazione perdere l’1% sugli interessi è razionale, perché spendere oggi significa perdere in proporzione di più sul valore dei beni.

 

Ed è proprio questa razionalità individuale che la BoJ cerca di disinnescare dagli anni ‘90, perché a livello macroeconomico blocca tutto.

Prestare a tassi zero o negativi aveva come obiettivo quello di spingere su l’inflazione bloccando il calo dei prezzi dei beni negli anni e quindi stimolare l’acquisto oggi, piuttosto che “domani che costa meno”.

E ora ci siamo.

 

Il cambio di paradigma

Dal 2024 il Giappone non è più in deflazione, ma in inflazione.

I prezzi quindi salgono, i salari salgono, i costi energetici salgono.

E con l’inflazione, i tassi negativi trasformano una scintilla in un incendio devastante.

Così il Giappone ha abbandonato i tassi negativi e ha iniziato ad alzarli rapidamente.

 

 

Oggi, i rendimenti sui bond giapponesi decennali sono ai massimi degli ultimi 30 anni e questo cambia tutto perché il Giappone è il primo detentore di Treasury Americani.

 

 

Come tutto questo ci colpisce “indirettamente”

Come ho detto, questo cambio di rotta, colpisce indirettamente ognuno di noi attraverso tre canali che ti riporto qui di seguito.

 

1. Il Carry Trade

Questo è sicuramente il canale che hai sentito di più sui social.

Per anni, investitori, hedge fund e banche hanno sfruttato il carry trade in yen:

  1. Prendevano in prestito yen sfruttando i tassi negativi (praticamente gratis)

  2. Convertivano in dollari

  3. Investivano in S&P 500, immobili, Bitcoin (o qualsiasi altro asset interessante)

  4. Generavano flussi di denaro a costo zero

 

Tra il 2020 e il 2024, questo flusso si stima abbia rappresentato circa 1,5–2 trilioni di dollari di capitali “gratuiti” iniettati nei mercati globali.

Ma ora che i tassi giapponesi salgono, il carry trade si inverte:

  • Prendere in prestito yen non è più gratis

  • Gli investitori quindi richiamano i capitali

  • I mercati perdono un’importante fonte di domanda

 

Risultato?

  • Meno compratori per le azioni USA → pressione al ribasso sui listini

  • Meno liquidità per asset rischiosi → Bitcoin e crypto sotto stress

Come ha scritto Barron’s:

“La Banca del Giappone ha smesso di finanziare il risk-taking globale.”

 

2: L’Effetto Domino sui Tassi Globali

Lo yen funziona un po’ da benchmark globale per i tassi di interesse.

Ora che i tassi giapponesi salgono, tutte le altre banche centrali guadagnano spazio per mantenere i propri tassi alti più a lungo.

 

La Fed, la BCE, la Banca d’Inghilterra potranno ora aspettare che il Giappone si stabilizzi prima di tagliare i tassi e più questi rimangono alti, più è probabile che i consumi diventino più deboli, i profitti aziendali vadano sotto pressione e quindi si entri in recessione.

 

3: La Fine dell’Acquisto di Treasury USA da Parte del Giappone

Il Giappone è il primo creditore estero degli Stati Uniti, con oltre 1.100 miliardi di dollari in Treasury, ma questo fino a quando i tassi giapponesi erano negativi.

 

Se ora i bond giapponesi offrono rendimenti reali positivi, perché un investitore giapponese dovrebbe comprare Treasury USA al 4,5% di interesse, quando può ottenere un 2-3% in yen senza rischio di cambio?

 

Ecco quindi che se il Giappone riducesse o smettesse di comprare Treasury USA:

  • La domanda per il debito americano crollerebbe

  • Il Tesoro USA sarebbe costretto ad alzare i rendimenti per attrarre altri acquirenti (parlo del Governo, i tassi sui Treasury, non la Fed)

  • I tassi ipotecari salirebbero (perché seguono i Treasury)

  • Più tasse andrebbero a pagare gli interessi, e meno verso investimenti pubblici

 

Insomma, tutto questo avrebbe un certo impatto sul mercato USA e quindi su quello globale.

Sentiti libero di iscriverti gratis alla mia newsletter per riceverla direttamente nella tua email!👇🏼

 

Il Giappone sta cambiando pelle

Ma c’è potenzialmente un lato positivo in tutto questo, un’opportunità storica per gli investitori attenti.

Per decenni, il Giappone è stato un’economia focalizzata sulla produzione in cui le aziende servivano i dipendenti, i fornitori e le comunità, non gli azionisti, e questo portava come risultato una crescita lenta, dividendi bassi e valutazioni stagnanti.

 

Ma nel 2025, tutto è cambiato perché di fronte alla crisi del debito e alla pressione globale, il governo giapponese ha lanciato una rivoluzione capitalista:

Passare a un modello “shareholder-first”, come negli USA.

 

Quindi le aziende giapponesi presto potrebbero focalizzarsi sugli azionisti e quindi:

  • Aumentare i dividendi

  • Riacquistare azioni

  • Ristrutturare asset inefficienti

  • Adottare governance allineate agli investitori

 

 

Questo non è un rally speculativo ma una trasformazione strutturale che potrebbe rivelarsi la migliore opportunità di investimento in Giappone dal 1980.

 

Come Posizionarsi?

Non devi aprire un conto a Tokyo per approfittarne, ma ancora una volta leggere i dati:

  • I buyback delle aziende Nikkei

  • I dividendi in crescita

  • Il flusso di capitali verso ETF giapponesi,

  • Il sentiment istituzionale su Tokyo.

 

Tutti dati che puoi trovare su Investing PRO, essenziali per capire cosa succede.

 
Indipendentemente che si sappia o meno leggere bilanci aziendali, ormai possiamo accedere alla maggioranza delle opportunità da qualsiasi parte del mondo, soprattutto grazie agli ETF.

Chi mi segue da un po’ sa che preferisco investire in azioni dirette piuttosto che usare ETF, ma in casi come questo possono essere in effetti utili.

 

Prima di segnalarti dunque una manciata di ETF, ti invito a fare le tue personali ricerche ed analisi, piuttosto che ascoltare ciecamente quello che dico.

Lo scopo di questo articolo è mostrarti cosa sta succedendo a livello economico globale e fare chiarezza sulla situazione del Giappone, non darti consigli finanziari.

Quindi, ancora una volta, fai le tue dovute ricerche.

 

Detto ciò, esistono ETF quotati negli USA (e facilmente trovabili anche qui in Europa) che danno esposizione al mercato Giapponese:

  1. DFJ (WisdomTree Japan SmallCap Dividend Fund)

    • Si concentra su piccole aziende con alti rendimenti che si suppone possano trarre benefici dal cambio di politica giapponese

    • Perfetto per chi cerca un’esposizione più speculativa ma con maggior rischio

  2. EWJV (iShares MSCI Japan Value ETF)

    • Si concentra sulle aziende value giapponesi, quindi Mid e HighCap

    • Perfetto per chi cerca un’esposizione ampia e più stabile

  3. JPXN (iShares JPX-Nikkei 400 ETF)

    • Basato sull’indice Nikkei, che seleziona le 400 aziende potenzialmente più efficienti e profittevoli nell’economia giapponese (non per forza le più grandi)

    • Perfetto per chi cerca una distribuzione più eterogenea

 

Ancora una volta, prima di concludere, investire comporta rischi, quindi è necessario studiare bene i dati prima di fare qualsiasi cosa con i propri soldi.

 

Conclusione

Il Giappone non sta affrontando una crisi ciclica ma l’inevitabile resa dei conti di un modello economico costruito su sabbia:

  • Debito infinito

  • Tassi negativi

  • Fiducia illimitata

 

Quando questi tre elementi collidono, l’onda d’urto attraversa l’oceano e colpisce Wall Street, Main Street e persino le crypto.

Ma in ogni crisi c’è un’opportunità, il nuovo Giappone infatti più capitalista, più orientato agli azionisti, più efficiente, potrebbe diventare un’arma potente nel proprio portafoglio.

 

Alla luce di ciò, c’è una chance che tutto questo non funzioni, così come c’è una chance che invece funzioni.

Non sono qui per dirti su cosa investire, perché questo dipende solo da te, ma per mostrarti come i cambiamenti economici possono creare opportunità e oggi, una di queste opportunità potrebbe essere in formazione proprio sotto al nostro naso.

VUOI CONDIVIDERE L'ARTICOLO?

Riguardo all'autore

Stefano Demasi

Stefano Demasi è un punto di riferimento italiano nel mondo della finanza e degli investimenti.

Seguìto da una community in continua crescita di investitori e appassionati, Stefano ha trasformato la sua passione in un vero movimento di educazione finanziaria.

Attraverso contenuti chiari, aggiornati e pragmatici, ha aiutato centinaia di persone a comprendere come muoversi nel mondo di Bitcoin e negli investimenti, trasformando teorie complesse in azioni concrete e profittevoli.

Articoli che potrebbero interessarti

  • All Posts
  • nocategory

CONNETTITI CON STEFANO DEMASI

followers
+ 0 k
iscritti
+ 0
followers
+ 0 K
contatti
+ 0 k
Cambia il tuo modo di pensare al denaro

Seguimi

© 2025 Stefano Demasi – All right reserved