…Con le bollette
Cos’è davvero l’energia?
In fisica la definizione è semplice: l’energia è la capacità di compiere lavoro.
Quindi di fatto l’energia è un motore che permette che le cose avvengano.
Senza energia, non esiste lavoro, non esiste produzione, non esiste ricchezza.
Energia = vita moderna. Punto.
Eppure oggi viviamo in un’epoca in cui la politica occidentale sembra essersi dimenticata di questa equazione elementare.
Mentre alzano tasse sull’energia, chiudono centrali e ci vendono favole “verdi”, ci stanno trascinando verso un futuro di decrescita, precarietà e — se non stiamo attenti — vera e propria deindustrializzazione.
So che ho usato termini forti, e tra poco approfondiremo il tema. Prima però è necessario fare un passo indietro.
Il Miracolo di un Barile di Petrolio
Centocinquanta anni fa il mondo scoprì i motori a combustione interna alimentati da idrocarburi. Fu una rivoluzione totale.
Un singolo barile di petrolio che abbiamo imparato a dare per scontato, contiene l’equivalente di dieci anni di lavoro manuale di un uomo.
Pensa a questo dato per un secondo: 159 litri di liquido nero racchiudono più energia di quella che un lavoratore, con le sue mani, potrebbe generare in un decennio.
Immagina un contadino dell’Ottocento che, con un trattore alimentato a gasolio, fa in un pomeriggio ciò che prima richiedeva dieci uomini e dieci cavalli in una settimana.
Non è fantascienza, è accaduto davvero.
E da quel momento il nostro mondo non è stato più lo stesso.
Agricoltura, trasporti, costruzioni, tutto è diventato più veloce, più efficiente e più produttivo.
La qualità della vita è schizzata verso l’alto, la ricchezza si è moltiplicata e la speranza di vita si è allungata drasticamente.
Questa è stata la vera magia del petrolio, il vero progresso che ha lanciato l’umanità in avanti anni luce.
Non gli smartphone, non i social media: gli idrocarburi.
Dalla Rivoluzione alla Caccia alle Streghe
Eppure oggi, gli stessi idrocarburi che ci hanno dato prosperità sono diventati il nemico pubblico numero uno.
Prima ci hanno detto che causavano “riscaldamento globale”, poi hanno cambiato etichetta in “cambiamento climatico”, così ora qualunque evento meteorologico può essere additato come “colpa del petrolio”.
Vuoi un esempio di follia? Nel 1992, durante il Summit di Rio, Edmond de Rothschild propose seriamente di usare anidride carbonica congelata (ghiaccio secco) per raffreddare artificialmente i poli e “salvarli” dal riscaldamento globale.
Eppure, eccoci qui, trent’anni dopo, ancora a tassare l’energia per “salvare il pianeta”.
E attenzione, non sono contro la salvaguardia del pianeta, è per me importantissimo proteggere la Terra e la Natura e sono il primo a battermi per questo.
Però non posso mandare giù le manovre prive di fondamento, le “scuse” che si inventano per controllare e muovere l’economia a loro favore.
Analizziamo i dati. Ecco un fatto: la CO₂ rappresenta lo 0,04% dell’atmosfera terrestre. Di questo, una buona parte è attribuibile ad attività umane, ma il resto viene rilasciato da oceani, vulcani e cicli naturali.
Certo, con la produzione di massa abbiamo contribuito all’aumento della CO₂, ma secondo molti scienziati, non in modo così catastrofico come ci viene raccontato e, se proprio dobbiamo dirla tutta, una larga parte del consumo va nel nutrimento e abbattimento di animali per il consumo umano (in particolare bovini).
Questi dettagli però non interessano al movimento verde: il petrolio deve sparire, costi quel che costi, perché la colpa dei nostri mali e solo sua.
Non sono uno scienziato, quindi mi limito a riportare diversi pareri che ho analizzato e studiato che, anche se non c’entrano con ciò di cui mi occupo, era essenziali approfondire per capire il contesto.
Veniamo quindi al mio pane quotidiano: i dati economici.
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Germania: Dal “Miracolo Economico” alla Decrescita Programmata
Nessun paese occidentale ha interpretato questo copione “green” meglio (o peggio) della Germania.
Angela Merkel, cancelliera dal 2005 al 2021, ha guidato una delle più ambiziose (e costose) transizioni energetiche della storia.
“Energiewende”, la chiamavano, cioè “la svolta verde”.
Risultato? 3.000 miliardi di dollari spesi per riempire la Germania di pale eoliche e pannelli fotovoltaici, mentre nel frattempo venivano chiuse centrali a carbone e nucleari.
Ora, prima di procedere, vorrei fare una premessa tecnica: pannelli solari e turbine eoliche non garantiscono continuità energetica.
Negli Stati Uniti, il solare produce alla sua capacità nominale circa il 37% del tempo di attività mentre l’eolico, solo il 12%.
Ciò significa che in un anno, l’energia solare viene accumulato bene solo 135 giorni l’anno, mentre quella eolica poco più di un mese.
Immagina ora cosa potrebbe succedere in Germania che è molto più a nord, con meno sole e meno vento costante.
Ecco, la Germania ha ignorato questi dati e oggi paga il conto.

Prezzi Fuori Controllo e Industria in Fuga
Guarda il grafico qui sopra: per sostenere la transizione green, il governo tedesco ha dovuto caricare tasse e oneri sugli utenti (le barre viola). le barre in blu rappresentano invece il normale costo energetico.
Oggi quindi in Germania:
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L’elettricità industriale costa 3 volte più che negli Stati Uniti.
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Il diesel costa il 200% in più.
Fatto interessante: il 47% della rete elettrica tedesca dipende da solare ed eolico, contro il 14% negli USA.
Risultato della “trasformazione green”? La manifattura tedesca sta collassando.
Un sondaggio della Camera di Commercio e Industria tedesca (2024) dice:
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Il 37% delle imprese industriali sta considerando di ridurre o trasferire la produzione fuori dal paese.
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Tra quelle con forte consumo elettrico, la percentuale sale al 45%.
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Tra le grandi imprese (500+ dipendenti), al 51%.
E non è solo una questione di imprese, la manifattura ha un moltiplicatore economico di 3x, ciò significa che ogni euro di produzione industriale genera altri due euro in settori collegati.
Quando perdi la fabbrica, perdi anche trasporto, i servizi, i subfornitori e così via, riducendo l’intera economia.
Gli Stati Uniti oggi generano il 50% in più di PIL pro capite rispetto alla Germania, e man mano che il tempo passa, il divario cresce.
Ecco la “crisi della Germania” che i giornali non ti raccontano.
Ora prima di procedere con l’Inghilterra, vorrei sottolineare ancora un punto critico.
Riprendiamo la definizione iniziale: l’energia è la capacità di fare lavoro.
Se tassi l’energia, tassi direttamente il lavoro e ciò significa che un’impresa paga una tassa anche se non fa utili, anche se fatica a sopravvivere.
Questa è una tassa regressiva che punisce produttività e prosperità, rallentandola.
E infatti i paesi che spingono più tasse sull’energia stanno vivendo stagnazione e declino (noi italiani ne sappiamo qualcosa).
Il Caso UK: Stesso Copione, Stessi Problemi
Il Regno Unito ha seguito la stessa strada: più eolico, più solare, più tasse sull’energia.
Risultato? Ancora una volta prezzi alle stelle e instabilità della rete elettrica.

Ecco il prezzo dell’elettricità in Gran Bretagna dal 1920 al 2020, il grafico si commenta da solo.
Inoltre ci sono già stati numerosi blackout e momenti in cui la produzione da rinnovabili crollava proprio quando serviva di più.
Questo non colpisce solo le aziende, colpisce tutti, cittadini compresi che, come in Italia, si trovano bollette raddoppiate.
Da un lato l’energia è super tassata nel lavoro e questo riduce gli utili che non sono più abbastanza da coprire i costi dell’energia che salgono nel privato.
Una spirale mortale.
Quando il costo di vivere e produrre sale, la qualità della vita scende.
Non è un’opinione, è pura matematica.
Il Rischio Sistemico Occidentale: Energia + Debito
Ora mettiamo insieme i pezzi:
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Energia sempre più costosa.
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Politiche monetarie folli negli ultimi 40 anni.
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Livelli di debito pubblico record in tutto l’Occidente.
Questa è una miscela esplosiva che porta inevitabilmente a:
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Meno produzione industriale = meno ricchezza reale.
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Più debito = più bisogno di crescita per sostenerlo.
Ma se tassi e soffochi la produzione, allora quella crescita non arriva ed entri in un ciclo di declino accelerato, dove i governi stampano ancora più moneta per tappare buchi sempre più grandi, e la popolazione diventa sempre più povera.
Insomma un ritorno al feudalesimo moderno, con élite energetiche e finanziarie che controllano risorse scarse, mentre la classe media viene schiacciata.
E qui arriviamo al punto più scomodo.
Se è così evidente che questa politica distrugge lavoro, ricchezza e prosperità… perché continuano a spingerla?
Perché tassare energia non è un errore tecnico, non sono stupidi.
Questa è una scelta politica.
Mantenere la dipendenza da rinnovabili intermittenti non è una svista, è un piano.
Quindi dovremmo chiederci: Chi ci guadagna da tutto questo?
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Chi ha accesso ai sussidi pubblici.
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Chi possiede le infrastrutture energetiche.
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Chi beneficia di mercati instabili in cui pochi grandi attori controllano l’offerta.
Il beneficio lo incassano pochi gruppi finanziari e politici ben connessi, ma il costo però lo paghiamo noi cittadini, piccole imprese, industrie locali.
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Conclusione: Energia = Libertà
La verità è semplice: non esiste prosperità senza energia abbondante ed economica.
Un secolo e mezzo di crescita globale dimostra ampiamente questa mia tesi.
Ogni tentativo di tassare, limitare o ostacolare l’accesso all’energia si traduce in meno libertà, meno lavoro, meno ricchezza.
Il rischio più grande oggi quindi non è il clima, ma questa decrescita pianificata.
Il rischio è un Occidente che sceglie di rinunciare al suo motore di prosperità proprio mentre il resto del mondo — dalla Cina all’India e gli stessi Stati Uniti — accelerano senza esitazioni nell’uso di carbone, petrolio e gas.
La vera domanda non è “quanto aumenterà la temperatura”, ma perché stiamo scegliendo di impoverirci?









