C’è un momento nella storia in cui ciò che sembrava impossibile, diventa inevitabile.
È il momento in cui i segnali non sono più segnali: diventano istruzioni.
E non parlo di un futuro lontano, sta accadendo qui, adesso, tra le pieghe di un disegno di legge fiscale apparentemente noioso, tra le righe di una dichiarazione ufficiale del Tesoro o tra i flussi digitali di una stablecoin.
Perché, che tu ci creda o no, il sistema monetario globale sta per essere resettato e no, questa volta non sono i BRICS i protagonisti di questa storia.
Tutto sta partendo da dentro gli Stati Uniti e più precisamente, dal Dipartimento del Tesoro.
Ripeto, questo non è un teorema complottista, ma una sequenza di mosse strategiche visibili, documentabili e coerenti che, se collegate, sembrano rivelare un piano di portata storica.
Un piano che inizia con l’oro e finisce con il Bitcoin, cambiando per sempre il modo in cui funziona il denaro.
Se le conclusioni che sto traendo vedendo i dati si rivelassero vere e questo piano venisse portato a termine, il mondo finanziario si capovolgerebbe.
Debito, inflazione, valutazione degli asset: tutto verrebbe ricalibrato e chi possiede oro, Bitcoin e altri hard asset, ne trarrebbe un enorme beneficio.
Da tempo ormai accumulo oro, e da poco ho iniziato a farlo con Solidus, un app innovativa sviluppata in sinergia con Carrara S.p.A., storica realtà italiana nella raffinazione dell’oro.
Con Solidus puoi acquistare oro fisico puro direttamente da smartphone, conservarlo, venderlo, fartelo spedire o addirittura spenderlo tramite una carta Mastercard collegata.
Il capitale resta sempre disponibile come in un normale conto ma con la possibilità appunto di accumulare oro fisico e usarlo, per chi vuole, nei pagamenti.
Che tu voglia quindi accumulare oro, speculare comprando e vendendo, fartelo inviare o spenderlo, con Solidus è possibile farlo in totale autonomia.
Inoltre alla fine di ogni anno la piattaforma rilascerà nell’area riservata di ogni utente un documento con il calcolo delle plusvalenze maturate seguendo la logica LIFO, questo documento sarà quello da utilizzare per la compilazione del quadro RT della dichiarazione dei redditi.
1. La Facciata: Tasse, dazi e il “Great Squeeze”
Tutto comincia con una proposta di riforma fiscale.
Niente di eclatante, solo un testo burocratico che la maggior parte delle persone ignora.
Ma all’interno di quel testo c’è una clausola interessante: una tassa del 5% sui bonifici all’estero.
Il Comitato per le Entrate della Camera lo ha esplicitato con chiarezza: “Imporre una tassa del 5% sui trasferimenti di rimesse, riscossa dai fornitori di servizi di rimesse.”
In termini semplici: chiunque invii dollari fuori dagli Stati Uniti paga un pedaggio.
Ma non è finita qui.
Nella stessa proposta di legge infatti figurava anche una sezione chiamata “899”, una tassa punitiva contro quei Paesi che impongono tasse digitali “ingiuste” alle aziende americane.

Non è mai passata (il G7 ha bloccato la misura), ma la sola minaccia ha mandato un messaggio chiaro: gli Stati Uniti sono disposti a tassare i flussi finanziari globali per proteggere la propria egemonia monetaria.
A prima vista questa potrebbe sembrare solo politica commerciale, ma in realtà potrebbe rivelarsi il primo mattoncino di qualcosa di molto più grande.
Mentre gli USA applicano queste pressioni, i Paesi BRICS—Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica—stanno tagliando il dollaro dai propri scambi commerciali.
Cina e Russia regolano il 90% del loro commercio bilaterale in yuan e rubli.
Brasile e Cina usano il real e lo yuan. L’India compra petrolio russo in rupie.
Stanno monetizzando le catene di approvvigionamento, usando le proprie valute per scambiare beni reali come energia, materie prime, cibo.
Gli Stati Uniti invece, non esportando più materie prime in quantità significative, non possono stare al passo e monetizzare le supply chain fisiche come i BRICS.
Hanno però un’altra leva molto potente, il dollaro. Possono infatti monetizzare le proprie catene di pagamento, quindi le infrastrutture finanziarie globali su cui il mondo si affida per spostare denaro.
Ecco quindi che la mossa precedente sembra assumere un significato che va oltre la semplice protezione del dollaro. Parliamo della sua potenziale trasformazione in un centro di profitto.
Ogni volta che un euro viene convertito in dollari per comprare ad esempio petrolio, ogni volta che una multinazionale trasferisce utili all’estero, ogni volta che un migrante invia denaro a casa, il sistema finanziario americano applica un pedaggio.
In pratica il “dollaro” diventerebbe un prodotto a tutti gli effetti, la “materia prima” esportata dagli USA.
Questo processo è ciò che molti definiscono “la grande stretta” (the Great Squeeze), cioè un tentativo sistematico di trattenere i dollari all’interno dei confini e costringere gli utenti esteri a pagare per il privilegio di usarli, trasformando il sistema monetario globale in una macchina da reddito.
Lo so che è assurdo e non sto dicendo che sarà veramente così, nessuno l’ha detto apertamente dopotutto.
Ma unendo i puntini, questa mi sembra la direzione.
Quindi ripeto, a scanso di equivoci, nessuno l’ha detto apertamente, quello che ti sto mostrando in questo messaggio è una mia supposizione nata da un’interpretazione dei dati raccolti. Interpretazione personale che potrà rivelarsi giusta o sbagliata, nessuno ora può dirlo.
Messi i puntini sulle i, procediamo con la nostra analisi, perché quello che ti ho mostrato è solo la superficie. Dietro questa facciata, potrebbe essere in realtà in atto un’altra operazione, molto più strategica e con un impatto clamoroso.
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2. Il dietro le quinte: Sette Passi per il Reset Monetario
In politica nulla si fa a caso. Ogni manovra, ogni legge e ogni dichiarazione, fanno sempre parte di un piano dettagliato e preciso.
Ho dunque provato ad unire i puntini per cercare di sbirciare dietro le quinte e quello che è saltato fuori, è stato impressionante.
Per rendere tutto più semplice e lineare, ho organizzato quanto scoperto in una sequenza di sette passi, ognuno dei quali collega il vecchio sistema al nuovo.
Sto parlando di un piano che inizia con l’oro e finisce con Bitcoin.
Vediamolo dunque in ogni sua fase.
Step 1: Riportare l’oro in patria con la minaccia dei dazi
Nell’aprile 2025, la Casa Bianca ha annunciato un “dazio universale del 10%” su tutte le importazioni negli USA.
Ufficialmente si trattava di un “reset commerciale”, ma in realtà questo ha innescato incertezza lungo tutte le catene di approvvigionamento globali.
Quando ciò accade, il capitale e soprattutto le materie prime come l’oro, tendono a “rientrare in fortezza”.
E questa non è la prima volta che accade, infatti nel 1933, Roosevelt firmò l’Ordine Esecutivo 6102, obbligando tutti i cittadini americani a consegnare il proprio oro al governo (come spiegato ampiamente in questo articolo).
L’anno successivo, con il Gold Reserve Act, rivalutò l’oro da 20 a 35 dollari l’oncia, svalutando di fatto il dollaro.
Non sto dicendo che accadrà di nuovo, ma il modello sembra lo stesso: quando un governo ristruttura il regime commerciale e il sistema del debito, comincia a stringere il controllo sulla base monetaria, partendo dall’oro.
E non sono gli unici: anche la Germania a partire dal 2013 sta gradualmente facendo tornare in patria le 674 tonnellate di oro detenute in Francia e America per, testualmente “garantire l’accessibilità in caso di crisi”.
Step 2: Tassare i detentori esteri di dollari e Treasury USA
La minaccia della Sezione 899 non era un incidente, ma un avvertimento chiaro: chiunque detenga asset legati al dollaro—bond USA, conti bancari in dollari, persino partecipazioni in aziende americane—potrebbe essere colpito da tasse punitive se il proprio Paese “offende” gli interessi statunitensi.
Il messaggio è semplice: il dollaro non è più neutrale, ma una vera e propria arma geopolitica.
E non importa se il G7 ha bocciato tale manovra, ciò che conta è che gli USA hanno lanciato il loro segnale e ora gli altri governi (e i capitali), si muovono esattamente dove devono andare.
Questo è un gioco che abbiamo visto e rivisto: non fai saltare in aria il sistema, ma lo rendi abbastanza scomodo da far muovere il capitale esattamente dove vuoi che vada.
Step 3: Spingere le stablecoin fuori dagli USA
Questo è lo step che collega il vecchio modello con quello nuovo, quello digitale.
Negli Stati Uniti, le stablecoin (come USDC) non possono pagare interessi poiché, come ha ribadito la SEC, sono “strumenti di pagamento, non di investimento”.

Circle stessa lo afferma nei suoi termini d’uso, come puoi leggere qui sotto.

Di conseguenza la liquidità “asset-hungry” si sposta all’estero, con in testa Tether (USDT), con sede in El Salvador, che si stima controlli oltre il 60% del mercato globale di stablecoin con una fornitura totale di 183 miliardi di dollari.

Nel frattempo, USDC non può competere perché non può offrire rendimento e le autorità americane stanno chiudendo le stablecoin non conformi, come per esempio il BUSD di Binance, cancellato nel 2023.
Il risultato? Un dualismo controllato con all’interno degli USA, stablecoin “sicure” ma non remunerative e fuori, liquidità in dollari digitali senza restrizioni.
Ecco quindi la nostra leva che porta ad un assunto direi chiaro: controllare le regole dei pagamenti digitali significa controllare dove va il denaro e quanto velocemente.
Fino a qui, tutto sembra ancora troppo frammentato, ma è adesso che entra in gioco il cuore del piano.
Infatti guardando nell’insieme abbiamo:
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Un inasprimento controllato del sistema
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Dazi alle frontiere
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Tasse sui i mercati dei capitali
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Pressioni per la conformità sul digitale
Questi step sono in atto e preparano probabilmente il terreno per la prossima fase.
Step 4: Lasciare che l’oro salga
Nel 2025 l’oro ha superato per la prima volta nella storia i 4.000 dollari l’oncia, stabilendo oltre 40 nuovi massimi storici in un solo anno.

Ma perché questa esplosione?
Entrano in gioco diverse componenti, prima su tutte l’incertezza per il futuro e il calo di fiducia verso gli Stati Uniti.
La Federal Reserve ha iniziato a tagliare i tassi nonostante l’inflazione non sia stata domata, il dollaro si è indebolito e le banche centrali continuano ad accumulare oro in quantità elevate rispetto il passato (oltre 1.000 tonnellate d’oro solo nel 2024).

Questo non è un caso, ma la prima fase visibile del potenziale reset in corso.
Lasciar correre l’oro non è una roba complottista, ma proprio quello che sta accadendo ora sotto ai nostri occhi.
Questa è una fase cruciale e l’ultima che riusciamo a vedere. Da qui in poi si entra nel campo delle supposizioni.
In un contesto del genere, non serve aspettare decisioni governative per proteggere il proprio capitale, ma si può iniziare accumulando gradualmente oro fisico.
Se vuoi iniziare subito e senza complicazioni,
Step 5: Rivalutare l’oro al prezzo di mercato e iniettare 1 trilion nel conto del Tesoro
Arriviamo ora ad una parte centrale e oltremodo controversa.
Gli Stati Uniti possiedono ufficialmente 8.133 tonnellate d’oro, cioè circa 281 milioni di once.
Ma nei bilanci del Tesoro, quest’oro è ancora valutato a 42,22 dollari l’oncia, un prezzo fissato nel 1973.
Quindi il Tesoro sta ancora elencando il proprio oro a circa $11 Milardi.
Al prezzo di mercato di 4.000 dollari l’oncia, il valore reale di queste riserve è di oltre 1 trilion di dollari. C’è quindi un “buco” contabile di $900 Miliardi.
Ecco la mossa geniale: secondo il Treasury Financial Manual, se il Tesoro rivalutasse l’oro al prezzo di mercato attuale e rilasciasse certificati d’oro alla Federal Reserve, l’intero valore verrebbe accreditato direttamente nel Treasury General Account (TGA), cioè il “conto corrente” del governo.
Questo significherebbe 1 trilione di dollari freschi e pronti da usare senza emettere nuovo debito, senza chiedere prestiti e senza alzare le tasse.
Basterebbe aggiornare un numero su un foglio di bilancio, già fatto per altro nel 1934 da Roosevelt che dopo aver confiscato l’oro con l’ordine esecutivo 6102, firmò il Gold Reserve Act con cui rivalutò l’oro da $20 l’oncia a $35.
La differenza di valore all’epoca fu trasferita in un nuovo conto chiamato Exchange Stabilization Fund che fu poi usato per gestire la valuta e le riserve internazionali.
Quindi è fattibile di nuovo.
Step 6: Acquistare Bitcoin per la “Strategic Bitcoin Reserve”
Qui entriamo in un terreno del tutto inesplorato. Nel marzo 2025, la Casa Bianca ha firmato un ordine esecutivo per creare una “riserva strategica di crypto-asset”, inizialmente costituita dal Bitcoin sequestrato in operazioni come Silk Road (circa 195.000 BTC).

Però a luglio 2025, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha tenuto un discorso alla Casa Bianca intitolato “Costruire l’età dell’oro delle criptovalute” e Larry Fink (CEO di BlackRock) ha dichiarato più o meno nello stesso periodo testualmente: “C’è un ruolo per le crypto, così come c’è un ruolo per l’oro.”
Mettiamo insieme i puntini:
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Il Tesoro potrebbe creare dall’oggi al domani 1 trilione di liquidità “libera” con la rivalutazione dell’oro.
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Hanno già in pancia quasi 200.000 BTC.
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Con quella nuova liquidità potrebbero comprare altri BTC in modo impercettibile, con operazioni da poche centinaia di milioni al mese, niente di anomalo per il mercato.
La “Strategic Bitcoin Reserve” avrebbe così un senso e non sarebbe solo un nome su un foglio o un vezzo tecnologico com’è stato fino ad ora.

Diventerebbe un vero e proprio hedge contro l’espansione del proprio bilancio, perché sia Bitcoin che l’oro, non si possono stampare e non si possono svalutare tanto facilmente e quindi funzionerebbero molto bene da copertura.
Step 7: Far correre gli “hard asset”
Una volta ripristinati i bilanci e costituite le riserve strategiche, rimane un’unica mossa: lasciar correre.
Allenti la politica, tagli i tassi e lasci che l’inflazione gradualmente salga. Questo consentirebbe all’oro, a Bitcoin e alle materie prime di ri-prezzare l’intero sistema.
Lo so che è folle, ne sono consapevole, ma mettendo insieme i pezzi visti fino ad ora, questa pare essere la naturale conseguenza più logica: lasciare che l’inflazione rivaluti gli hard asset.
Ora, Goldman Sachs e Bank of America prevedono l’oro a 4.500–5.000 dollari entro il 2026. Bitcoin ha perso più del 30% rispetto i massimi ma è comunque ancora attenzionato dai fondi che piazzano target sopra i $150k.
Storicamente è così che ogni sistema basato sul debito si ripristina tramite inflazione e rivalutazione delle attività, non tramite austerity.
Quindi il dollaro continua a indebolirsi e la liquidità si prepara a fluire nuovamente e questo favorirà maggiormente chi detiene asset solidi.
Ricapitolando:
Step 4 – Corsa dell’oro
Step 5 – Allineamento dei bilanci al mercato (creando $1 Trillion utilizzabile)
Step 6 – Usare questi nuovi fondi per accumulare BTC, oro e altri hard asset
Step 7 – Abbassare i tassi e lasciare che il mercato ri-prezzi per te
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3. Ma perché proprio Oro e Bitcoin?
Colossi come JP Morgan e Blackrock continuano a dire che l’oro e Bitcoin sono i migliori asset da possedere per difendersi dal crollo valutario.
Non è un caso che il governo americano stia scegliendo proprio questi due asset anziché obbligazioni, azioni o immobili.
Oro e Bitcoin sono gli unici due beni monetari che esistono al di fuori del sistema creditizio:
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L’oro è ancora la base delle riserve di ogni banca centrale (oltre 35.000 tonnellate detenute globalmente).
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Bitcoin, dal 2025, è trattato quasi allo stesso modo dalle istituzioni, con big del calibro di BlackRock che lo definiscono un “asset digitale di riserva con caratteristiche simili all’oro” (e non a caso l’ordine esecutivo della Casa Bianca del marzo 2025 lo definisce esplicitamente “asset monetario strategico per la stabilità finanziaria nell’era digitale”).
Sostanzialmente ci stanno dicendo di cosa si fidano per conservare valore durante questa transizione.
Parallelamente stanno riscrivendo il ruolo della propria moneta.
Bessent ha detto una cosa che non ha fatto molti titoli, ma che secondo me è importantissima: “I BRICS stanno monetizzando le proprie catene di approvvigionamento, gli USA monetizzeranno le proprie catene di pagamento”.
Con il 5% sui pagamenti extraterritoriali e il ruolo cruciale e crescente delle stablecoin, gli USA non si limitano a gestire l’infrastruttura finanziaria, ma la stanno di fatto monetizzando, trasformando i canali di pagamento in centri di profitto.
Nel frattempo il debito nazionale USA ha superato i 38 trilioni di dollari ed è destinato a salire secondo le stime, a 50 trilioni entro il 2033.
Gli interessi annuali da pagare sul debito superano ora $1,1 trilion, molto più della spesa militare.
L’M2 (cioè l’offerta di moneta circolante) è tornata sopra i $21 trilioni, mentre parallelamente il potere d’acquisto del dollaro è crollato circa del 46% dal 2000.

Quindi il piano potrebbe essere quello di lasciare correre l’inflazione, proteggendosi tramite asset solidi come l’oro e potenzialmente Bitcoin.
Se così fosse, chi resta bloccato con troppi liquidi, obbligazioni e assicurazioni varie, potrebbe vedere il proprio patrimonio eroso.
Partecipante o Beneficiario?
Non serve aspettare il permesso di un governo per agire, nel nostro piccolo, come una nazione sovrana. Penso che ognuno di noi possa creare la propria riserva strategica personale. Vediamo un po’ di dati:
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Dal 2020, l’oro è salito del 172%.
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Le banche centrali continuano ad accumulare a ritmi serrati.
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Nello stesso periodo, Bitcoin è salito del 1.450%.
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BlackRock ha raccolto circa $30 miliardi nel suo ETF su Bitcoin in appena 9 mesi (il lancio più veloce e impattante della storia).
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Strategy detiene oltre 640.000 BTC.
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Aziende in Giappone, Regno Unito e Svizzera, hanno iniziato ad usare BTC e oro come asset di tesoreria.
Questo non è il collasso del sistema, ma la sua transizione.
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1944: accordi di Bretton Woods.
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1971: fine della convertibilità oro-dollaro.
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2025: l’era delle riserve digitali multi-asset (e un ritorno all’oro).
Il futuro del denaro si sta ancora una volta ridefinendo e mentre i governi muovono miliardi, noi possiamo già agire.
Non serve un conto offshore ma solo un accesso diretto a oro fisico e Bitcoin.
E mentre per Bitcoin ci sono tantissime soluzioni, per l’oro fisico non è sempre così facile trovare vie comode e pratiche.
Però ho scoperto da qualche mese Solidus e credo che possa essere il giusto compromesso per permettere a chiunque di costruirsi la propria riserva strategica personale di oro fisico.
La Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) l’ha detto chiaramente nel suo rapporto 2025: “Riserve tokenizzate, oro e asset digitali al portatore coesisteranno in un framework di riserva multi-asset entro il 2030.”
La domanda quindi non è se il reset accadrà, perché a quanto pare è già in corso.
La domanda è: sei pronto a trarne vantaggio?
Perché alla fine la storia non premia chi aspetta, ma premia chi agisce.
E cosa ci dice il mercato? Cosa succede quando l’oro raddoppia? Ne ho parlato nel dettaglio in questo articolo.
Ricorda, in questo nuovo mondo, ci sono solo due tipi di persone:
quelli che pagano il pedaggio… e quelli che possiedono la strada.
Chi oggi possiede asset, possiede le strade.









