Ti dico la verità: potremmo già essere nel bel mezzo di una crisi bancaria.
Solo che pochi se ne sono accorti.

“Quando vedi uno scarafaggio, probabilmente ce n’è sono altri”.
Ecco come esordisce Jamie Dimon, CEO di JP Morgan, parlando della situazione attuale del sistema bancario.
Molti fingono che vada tutto bene, le Borse volano, i telegiornali parlano di “ripresa”, ma sotto la superficie qualcosa si sta rompendo — di nuovo.
Ti prometto che se leggerai fino alla fine, capirai non solo cosa sta succedendo, ma soprattutto come proteggerti quando gli altri perderanno la testa.
1. Il ritorno della crisi che pensavamo finita
Due anni fa abbiamo visto crollare grosse banche, una dopo l’altra: Signature Bank, Silicon Valley Bank e First Republic Bank.
Sembrava un incidente isolato, una parentesi triste del periodo Covid, ma in realtà era solo il trailer del film vero: la crisi che sta iniziando ora.
Perché questa volta non sono solo alcune banche a scricchiolare, ma l’intero sistema finanziario che sta mostrando le crepe che per anni si è tentato di coprire.
Nessuno vuole dirlo apertamente, ma le banche sono sedute su centinaia di miliardi di perdite non realizzate e sai cosa significa?
Significa che quei soldi per ora non ci sono più, ma tutti fingono che ci siano ancora.

L’immagine qui sopra mostra le perdite e i guadagni non realizzati sui titoli posseduti dalle banche commerciali USA (cioè titoli che non sono ancora stati venduti, e il cui guadagno o perdita è “sulla carta”).
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L’asse orizzontale (in basso) mostra gli anni dal 2008 al 2023.
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L’asse verticale (a sinistra) mostra l’ammontare delle perdite o dei guadagni in miliardi di dollari.
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Le barre blu rappresentano i titoli classificati come Available-for-Sale (disponibili per la vendita).
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Le barre rosse rappresentano i titoli Held-to-Maturity (tenuti fino a scadenza).
Quando le barre sono sopra lo zero, le banche hanno guadagni non realizzati, quando sono sotto lo zero, hanno perdite non realizzate.
Ebbene dal 2008 al 2020, le variazioni erano modeste: a volte piccoli guadagni, a volte piccole perdite, ma a partire dal 2021–2022, si nota un crollo enorme che sfiora nei suoi picchi i $700 miliardi circa.
Questo significa che le banche hanno accumulato grandi perdite potenziali sui titoli che possiedono.
Regolatori, banche centrali e governi stanno solo spostando le scadenze per permettere alle banche di prendere in prestito ancora più denaro per sembrare “liquide”.
Ma i buchi non si coprono con altro debito, li si copre con la verità.
E la verità è che siamo di nuovo vicini al punto di rottura.
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2. Il sistema bancario è costruito sulla fiducia (e quella fiducia si sta sgretolando)
Tutto parte da un concetto che tutti abbiamo sentito, ma pochi hanno compreso a fondo: il sistema a riserva frazionaria.
Questo è il modello finanziario su cui è costruita la nostra società moderna.

Riserva Frazionaria significa che quando tu depositi 1.000 euro in banca, la banca non li tiene lì (come potresti erroneamente pensare).
Ne tiene solo una piccola parte, una frazione appunto (da qui il nome).
Una frazione che varia da paese a paese e che oscilla tra lo 0 e il 10%.
Questa è la quantità che per legge la banca deve effettivamente “tenere”, il resto lo presta, lo reinveste, lo moltiplica.
Ipotizzando un livello di riserva del 10%, se tu mi dessi 1.000 euro “da tenere al sicuro”, io ne terrei veramente solo 100 e i restanti 900 li presterei a qualcun altro.
Poi quella persona li depositerà in banca, che ne terrà nuovamente solo il 10%, quindi 90 e i restanti 810 li presterà ancora ad un’altra persona e così via.
Da 1000€ si sono così generati via via, molti più soldi.
Questo è già assurdo così, ma pensa che in Italia dal 2012 la riserva obbligatoria è dell’1% e negli USA durante la pandemia ha raggiunto lo 0%.
Tutto funziona bene finché le persone non chiedono indietro i soldi contemporaneamente.
La banca “spera” che altri clienti continuino a depositare per rendere disponibili i fondi al prelievo a chi ne necessita, ma sempre sperando che non ci sia un prelievo di massa.
Finché ci si “fida”, il problema non sussiste, ma quando la fiducia sparisce e la gente inizia a ritirare, ecco che il castello di carte crolla.
Ed è esattamente quello che è successo — e che può succedere di nuovo.
3. Il problema che ha fatto saltare il sistema
Tra il 2020 e il 2022, i tassi d’interesse erano a zero e tutta la liquidità si riversava dentro le banche.

Le banche, piene di liquidità, hanno iniziato a comprare titoli di Stato americani a basso rendimento.
Sembrava la scelta più sicura, più tranquilla, ma poi la Fed ha alzato i tassi e quei titoli “sicuri” sono crollati di valore.

Quando i tassi salgono infatti, il valore di mercato delle obbligazioni (che le banche detengono in quantità) scende.
In altre parole le banche si sono ritrovate con titoli che valgono molto meno di quanto li hanno pagati.
Tecnicamente hanno ancora i soldi, ma di fatto non possono toccarli.
Per le grosse banche questo non è un problema, ma quelle più piccole, quando i clienti hanno iniziato a ritirare in massa, sono saltate per aria.
Ma cos’ha a che fare tutto questo con la situazione di oggi?
4. Il nuovo problema: il mattone commerciale
Se la prima ondata di fallimenti è stata colpa dei titoli di Stato, la seconda a cui potremmo assistere viene dal real estate commerciale.
In altre parole: palazzi, uffici e centri direzionali.
Durante gli anni dei tassi bassi, puntare su edifici commerciali era un affare perfetto: prendevi in prestito all’1%, compravi immobili che rendevano il 4 o il 5%, ripagavi il prestito e tenevi l’eccedenza.
Ma oggi le cose sono cambiate: i tassi sono al 5% e gli immobili si sono svalutati.
Morgan Stanley stima che il settore immobiliare commerciale potrebbe perdere fino al 40% del suo valore, cioè come nel 2008.
Arriviamo quindi alla domanda: Perché questo crollo dell’immobiliare commerciale è un problema enorme per le banche?
Perché le banche detengono 2.700 miliardi di dollari in prestiti legati proprio ad immobili commerciali, e l’80% di quei prestiti è in mano a banche regionali, non ai colossi “too big to fail”.
Ora quei prestiti stanno scadendo, solo tra oggi e il 2027 scadranno 2.200 miliardi di dollari di mutui commerciali e, come avrai intuito, molti potrebbero non essere ripagati.
I valori immobiliari commerciali dipendono in larga misura da due fattori: quanto rende l’immobile e quanto sono alti i tassi di interesse.
Facciamo un esempio.
Immagina di avere un palazzo che ti fa guadagnare 60.000 dollari all’anno di affitti.
Quando i tassi sono bassi:
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Le persone sono disposte a pagare di più per lo stesso reddito, perché prendere soldi in prestito costa poco.
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Quindi il palazzo vale tanto (ad es. 1,5 milioni).
Quindi se ti prestano i soldi all’1% e hai un rendimento del 4%, ti resta un guadagno del 3%.
Quando i tassi salgono:
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I prestiti costano di più, quindi gli investitori vogliono guadagnare di più dai loro soldi.
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Per avere un guadagno più alto (es. 9%), devono pagare meno per lo stesso reddito.
→ Il palazzo scende di valore (es. 666.000 dollari).
Quindi paghi magari il 6% di interessi, ma ti entra il 9% di rendita, e hai comunque il 3%.
Però, anche se il rendimento netto sembra uguale, il tuo bene vale meno e paghi rate più alte, erodendo il capitale. Non è tanto il guadagno “percentuale” a cui si deve porre attenzione, ma:
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il tuo patrimonio cala (la casa vale meno);
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se hai un mutuo, rischi di dover pagare più interessi o di non poterlo rifinanziare;
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il tuo flusso di cassa (i soldi che ti restano ogni mese) si riduce.
Ecco quindi che partono le insolvenze soprattutto per i prestiti nelle banche più piccole.
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5. Il contagio invisibile: come tutto è iniziato
Quando un grande investitore compra immobili, preferisce trattare con banche piccole perché sono più flessibili, più accomodanti e più “amichevoli” di quelle più grosse.
Però, risvolto della medaglia, sono anche più rischiose.
Queste banche infatti spesso concedono prestiti basandosi sulla relazione, non solo sui numeri.
Insomma un sistema che funziona finché il mercato sale.
Ma quando il valore scende, quelle “relazioni” diventano buchi di bilancio.
Oggi molte di queste banche hanno metà dei loro asset legati a immobili che non valgono più quanto i prestiti concessi e mentre le scadenze si avvicinano, i default stanno già iniziando.

Solo entro fine 2025 ci sono in scadenza oltre $1000 miliardi di debiti e a pochi mesi dal rifinanziamento di questi prestiti, ci sono già inadempienze.
Ecco il perché della frase di Dimon: “Se c’è uno scarafaggio, devono essercene altri”.
Com’è possibile che questo possa accadere?
Nel 2008 sono state emanate delle regole che avrebbero impedito alle banche di emettere prestiti rischiosi, ma le banche hanno capito che potevano prestare fondi ad una persona che poi concedeva prestiti più rischiosi.
E così è partito il boom del credito privato e questo ha portato a situazioni come Zions che è stata frodata per $50 Milioni (e ha aperto la strada verso l’ipotetico crash bancario imminente).

6. “Ma allora cosa succede ai miei soldi?”
Domanda più che legittima, ma la risposta probabilmente non ti piacerà: le banche proteggono prima se stesse, poi i clienti.
Lo so, questo è già stato assodato post crash del 2008, ma ogni tanto conviene riprendere questo concetto.
Quindi a te rimane un conto corrente che ti dà lo 0,01% di interesse e le banche cercano di far sopravvivere il sistema con i tuoi fondi.
Loro usano i tuoi soldi per coprire le proprie perdite, investire in asset illiquidi o prendere nuovi prestiti dalla banca centrale.
Così, alla lunga, si riesce a mantenere in carreggiata l’auto.
Ma se qualcosa va storto?
Si stampa altro denaro.
Si sposta la scadenza e si inventa un acronimo nuovo per il “piano di salvataggio”.
Problema risolto?
Per loro sì, ma per te no, perché le perdite non spariscono, vengono solo spostate avanti nel tempo.
E indovina un po’ chi paga il conto alla fine?
Noi, con l’inflazione e l’aumento del costo della vita.
Loro coprono i propri buchi finanziari con me, con te e con tutti gli altri.
Questa è la dura realtà, ma non serve aver paura, bisogna solo essere consapevoli di come funzionino le cose.
Le grandi banche — quelle nazionali — sono solide, ben diversificate e sotto stress test continui.

Quest’anno la Fed ha stress-testato 22 banche che si sono dimostrate in grado di reggere ad un crollo del 30% dell’immobiliare commerciale e fino al 33% sui prezzi delle case.
Queste grosse banche hanno abbastanza liquidità per reggere a crolli e comunque considerate dalla Fed stessa “troppo grosse per fallire”.
Certo non sono totalmente immuni, ma possono assorbire bene la maggioranza dei colpi.
Le banche regionali invece, come quelle che sono già fallite nel corso degli anni, beh quelle sono fragili, troppo esposte, troppo concentrate e spesso troppo ottimiste.
Moody’s ha appena detto che le banche sono solide e che “uno scarafaggio non fa tendenza”, riferendosi alla frase di Jamie Dimon.
Hanno anche aggiunto che le insolvenze sui prestiti di quest’anno sono stati relativamente bassi, intorno al 5% e che il prossimo anno si stima siano ancora meno, introno al 3%.

Questo non significa che domani salteranno tutte le banche e neppure che tutto reggerà, però bisogna essere consapevoli che viviamo su un equilibrio precario e che, ancora una volta, nessuno ti avviserà finché non sarà troppo tardi.
7. “Cosa posso fare, allora?”
Ancora una volta, non serve panico, serve avere una strategia.
Ecco quindi tre cose che ogni persona intelligente dovrebbe fare oggi stesso:
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Diversificare.
Non tenere mai più di quanto coperto dal fondo di garanzia (in Italia 100.000€, negli USA 250.000$) su una singola banca. Apri più conti in istituti diversi piuttosto. -
Studia gli strumenti alternativi.
Non tutto ciò che è “tradizionale” è necessariamente sicuro, così come non tutto ciò che è “nuovo” è rischioso. Per me Bitcoin, l’oro, l’argento e le risorse sono oggi ottimi paracadute. -
Tieni la mente liquida.
I sistemi cambiano, e anche se i cicli si ripetono, il mondo gradualmente evolve. Chi capisce in anticipo come muoversi quando gli altri dormono, vince sempre.
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8. Il problema vero non è la crisi, è la fiducia
Ora, anche se le banche hanno miliardi di perdite non incassate, con l’abbassamento dei tassi dovrebbero iniziare a normalizzarsi e tornare piano piano in pari. Il gioco è sopravvivere nel durante.
Come ho già anticipato infatti, il sistema bancario moderno si regge su un concetto invisibile: la fiducia.
- Fiducia che la banca abbia i tuoi soldi.
- Fiducia che lo Stato li protegga.
- Fiducia che tutto “si aggiusterà”.
Ma quando la fiducia si rompe, il sistema si ferma.
Oggi quella fiducia sta gradualmente svanendo, anno dopo anno.
E no, non è la fine del mondo, ma l’inizio di qualcosa di nuovo.
Guardando alla storia dopotutto, ogni crisi spazza via ciò che è fragile, premiando chi capisce prima e prende posizione.
Il 2008 ha creato una generazione di milionari.
Il 2020 ha creato una generazione di imprenditori digitali.
Allo stesso modo la crisi che sta arrivando creerà una nuova ondata di persone che non dipendono più dal vecchio sistema, ma che creeranno qualcosa di nuovo.
Un nuovo paradigma in cui le banche non spariranno, ma sicuramente cambieranno.
Non credere quindi a chi ti dice che “va tutto bene” e non credere nemmeno a chi ti dice che “è la fine di ogni cosa”.
La verità sta nel mezzo: stiamo entrando in un periodo in cui la consapevolezza vale più del capitale.
Se capisci dove stanno andando i soldi, se capisci come funziona il sistema e come difenderti, allora hai vinto.
Non serve scappare, serve capire.
Perché alla fine la differenza tra chi sopravvive e chi prospera, non risiede in quanto denaro si ha, ma in quanto in fretta si capisce il cambiamento e si agisce di conseguenza.









