La recessione è una bugia

La recessione è una bugia

Ecco cosa sta realmente per succedere

Quante volte in questi mesi la stampa ha gridato al disastro?

La recessione è tornata!”, “La crescita è negativa!”, “Il mercato sta crollando!”.

Ho letto i dati e quello che ho visto mi ha sorpreso.

Dunque mi sono chiesto: quanto c’è di vero in tutto questo?

Cosa ci dicono davvero i numeri?

Come sempre la verità è un po’ diversa da quello che ci viene detto e non solo la situazione attuale potrebbe essere meno grave di quanto ci vogliano far credere, ma potremmo addirittura trovarci di fronte alla più grande finestra di opportunità finanziaria del decennio.

Assurdo vero? L’ho pensato anche io quando leggevo i numeri che sto per mostrarti, quindi prenditi un po’ di tempo per leggere attentamente questo articolo, perché ne va del tuo portafoglio (e non scherzo!).

 

Il problema dei giornali

I titoli sono fatti per attirare, non per spiegare la realtà. E già lo sappiamo.

Questo è il modo più veloce per farti rimanere incollato ai giornali o ai telegiornali, impaurito e confuso.

Il PIL è negativo!”… E subito pensi al 2008, alla crisi dei mutui subprime, al panico.

Ma fermiamoci. Respiriamo e guardiamo i dati.

Ho parlato di PIL negativo non a caso, perché è proprio questo che ho letto ultimamente su diversi giornali in riferimento alla situazione americana.

Il dato principale uscito dal BEA (Bureau of Economic Analysis) mostra che nel primo trimestre del 2025 il PIL USA è sceso.

Ecco quindi tutti i giornali gridare alla “recessione”.

 

 

Sicuramente un dato negativo se preso singolarmente, ma facendo zoom out, la storia cambia.

 

Nella foto qui sopra vediamo il GDP reale da fine 2023 a inizio 2025, e come vediamo sì c’è stata la contrazione questo Q1 del 2025, ma a seguito di un periodo 2023-2024 ampiamente in crescita.

Per di più, facendo ulteriormente zoom out, ecco cosa ci troveremmo di fronte: ben 11 quadrimestri positivi.

 

 

Dopo 11 quarter consecutivi di crescita, i media si sono focalizzati sulla correzione del Q1 del 2025, cancellando quindi tutto ciò che è stato fino ad oggi.

Inoltre si sono “dimenticati” di guardare ad un dato molto più importante.

Non conta tanto il numero in se, ma ciò che c’è dietro quel numero.

Infatti quando si guarda nel dettaglio la composizione di quel PIL, il quadro cambia drasticamente.

Una visione superficiale rivela che il PIL è sceso, inducendo le persone a pensare che i consumi siano scesi e che quindi l’economia stia rallentando.

Bene, non è assolutamente così.

Infatti il calo non è stato causato da una contrazione della spesa dei consumatori o da un crollo degli investimenti, anzi, entrambe le voci sono cresciute, come puoi vedere nel grafico qui sotto.

 

Contributions to Percent Change in Real GDP, 1st Quarter 2025

 

Il calo è dovuto quasi esclusivamente all’aumento delle importazioni (attestatosi intorno al 40%).

Questo dettaglio è estremamente importante perché cambia totalmente la visione delle cose.

Siamo abituati infatti a guardare al PIL come sinonimo di crescita di un paese:

  • Se il PIL sale, allora va bene, c’è crescita e c’è spesa

  • Se scende invece non va bene e significa che c’è crisi.

I giornali si sono dunque lanciati a capofitto a giudicare l’operato di Trump in questa prima parte di mandato, additando il calo del PIL (e quindi un calo della crescita USA), alla sua politica. Ma il discorso è diverso.

Diventa necessario approfondire bene il concetto di PIL, per poter leggere tra le righe di ciò che sta realmente succedendo.

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L’economia non è peggiorata

Perché un aumento delle importazioni fa sembrare l’economia peggiore?

Il PIL (Prodotto Interno Lordo) misura la produzione interna.

Le importazioni per definizione, sottraggono valore dal PIL, perché sono prodotti fabbricati all’estero e importati.

Ecco dove sta quindi l’inghippo: alte importazioni fanno calare il PIL, facendo sembrare che ci sia meno crescita e meno spesa, quando in realtà potrebbe essere il contrario.

Ma perché queste importazioni sono esplose? La risposta è nei dazi.

Il governo ha annunciato nuovi dazi pesantissimi (fino al 200%) su alcuni beni importati dalla Cina e come reazione le aziende, per paura che i prezzi aumentino drasticamente in futuro, hanno deciso di importare tutto subito, prima dell’entrata in vigore dei dazi.

È stata una corsa contro il tempo, una “sugar rush” economica che ha drogato momentaneamente i dati.

Le aziende anziché aspettare hanno investito tutto il possibile ora.

 

Il PIL reale non è in calo!

Chiarito questo punto essenziale, vediamo a quanto ammonterebbe il PIL reale.

Disclaimer: Ora sto per fare una cosa che non si fa (e so già che i professoroni e teorici vari mi metteranno al rogo per questo), ma non mi importa, voglio farlo perché ci da un’idea di cosa stia realmente succedendo.

Se eliminiamo dal calcolo del PIL l’impatto dell’aumento straordinario delle importazioni, la crescita reale dell’economia americana è di circa il 4,5%.

Quattro e mezzo percento, altro che crollo, questa è una una crescita “bruciante” per un’economia già sviluppata.

Il dato più forte dal 2022, eppure i media questo non lo dicono.

 

Cosa dicono gli altri indicatori economici?

Visto il PIL, non possiamo fermarci, dobbiamo scavare ancora più a fondo.

Analizziamo quindi altri dati essenziali:

 

1. La spesa pubblica è diminuita

Per la prima volta dal 2022, la spesa pubblica è calata. Questo è positivo per due motivi:

  • Lo Stato spende meno soldi → meno deficit.

  • La spesa pubblica è meno efficiente della spesa privata → il mercato torna a guidare la crescita.

 

2. La spesa dei consumatori è cresciuta del 3,7%

Le persone stanno spendendo di più, nonostante l’inflazione e le incertezze, e anche in questo caso siamo di fronte al miglior dato da fine 2023.

Nel Q3 e Q4 del 2024 abbiamo avuto una crescita superiore al 3% e in questa prima parte del 2025 siamo a circa un +2%.

 

 

Se i consumi stessero collassando davvero come dicono i titoli dei giornali, questo numero non esisterebbe.

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Il segnale segreto: boom degli investimenti aziendali

Se sei arrivato a leggere fin qui, sappi che ora stai per leggere il dato più importante dell’intero quadro macroeconomico.

Le aziende, cioè chi rischia capitali veri in questo gioco, stanno investendo a livelli record.

Gli investimenti in capitale fisso privato sono cresciuti del 22% nel primo trimestre del 2025.

Questo significa nuove fabbriche, nuovi macchinari, nuove infrastrutture (come mostrato anche in questo articolo).

Ma non solo. L’investimento più esplosivo è quello in tecnologia.

 

Investimenti in tecnologia: +70% annualizzati

L’investimento in attrezzature per il trattamento dell’informazione (data center, server, infrastrutture AI) è aumentato del 70% su base annua e questo è un record storico assoluto.

Stiamo assistendo a una vera e propria rivoluzione industriale guidata dall’intelligenza artificiale e questo dovrebbe farci capire che forse le cose sono diverse da ciò che appaiono.

Le aziende non investono miliardi per gioco, investono perché vedono crescita, vedono opportunità, vedono profitti.

E ti basta guardare i bilanci e i report delle aziende per capirlo.

Personalmente uso InvestingPro proprio per questo: mi permette di avere sott’occhio fondamentali, multipli, rating interni, analisi storica e proiezioni in pochi secondi.

È uno strumento pensato per chi vuole davvero leggere i numeri, non solo inseguire i titoli, se vuoi dargli un’occhiata lo trovi qui.

Quello che stiamo vivendo è il più grande spostamento di capitale produttivo dagli anni ‘40. Gli USA stanno tornando ad essere un hub industriale e tecnologico globale:

 

  • 8 trilioni di dollari sono già stati annunciati come investimenti nei prossimi anni (ne ho parlato in questo articolo).

  • La “onshoring” – il ritorno della produzione sul suolo americano – è in pieno svolgimento.

  • L’intelligenza artificiale richiede fisicità come data center, energia, logistica e manodopera.

 

Tutto questo crea opportunità non solo per le big tech, ma anche per i lavoratori comuni: muratori, ingegneri, trasportatori e così via.

Quindi siamo di fronte ad un nuovo boom industriale.

Certo potremmo passare per fasi di crisi, ma è proprio in queste fasi che si costruisce e si cresce, meglio tenerlo a mente.

 

Perché i media insistono sul crollo?

Perché la paura vende. La paura tiene incollati allo schermo.

È più facile ottenere attenzione con “Crisi imminente!” piuttosto che con “Opportunità generazionale!”.

La psicologia umana funziona così, cerca di “auto-conservarsi” e quindi titoli e articoli che fanno perno sulla paura di perdere tutto, fanno semplicemente più share.

Ma la verità è un’altra, e chi riesce a vederla prima degli altri, può cambiare la propria vita.

Questo è lo scopo del mio lavoro: mostrare i dati reali, andare oltre i titoli allarmistici dei giornali e trasferire conoscenze pratiche.

I mercati vanno analizzati non da investitori, ma da imprenditori, leggendo quindi i numeri, piuttosto che i titoli.

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Il vero motore: la liquidità globale

La liquidità è il vero dato da guardare ora, e come ho detto in questo articolo, la liquidità mondiale ha toccato un nuovo massimo storico di recente.

La liquidità è ciò che alimenta le bolle speculative, i mercati rialzisti, le crescite rapide, insomma la liquidità è il dato che dovremmo tenere d’occhio per capire dove stanno andando i mercati.

I cicli di liquidità seguono regolarmente una durata di 4 anni e per l’attuale ciclo è previsto il picco per la fine del 2025.

Questo (per i più nerd come me), coincide anche con la programmazione di Bitcoin e quindi i suoi cicli, e non è una coincidenza.

 

Cosa fare adesso?

Bene ora che sei arrivato a leggere fino qui e hai capito che la situazione è diversa da quella che viene mostrata alla televisione, sicuramente avrai una domanda:

“Cosa dovrei fare?”

Come al solito c’è chi guarda passare l’opportunità e chi invece la coglie, e il nostro obbiettivo è ovviamente coglierla.

Quindi ti suggerisco di:

 

  1. Analizzare con occhio più critico e meno da “investitore”, guardare quindi ai megatrend in formazione e cosa essi possano comportare: AI, onshoring, nuova manifattura, decentralizzazione.

     

    Analizzati questi trend, la domanda da farsi è: In che modo posso posizionarmi?

    (Dai un’occhiata a questo articolo in cui ho spiegato il processo nel dettaglio)

     

  2. Valutare investimenti mirati: Aziende tech, data infrastructure, energia rinnovabile, Bitcoin o anche ETF tech. Diversifica, ma con strategia.

     

  3. Sii presente dove si crea valore – Che sia un business, un progetto o un network di persone, l’opportunità è in chi costruisce, non in chi aspetta.

 

I dati ci dicono chiaramente che non siamo in crisi, ma in una fase di trasformazione.

E le trasformazioni creano sempre vincitori e vinti.

Le trasformazioni passano per le crisi, e le crisi uccidono chi si arrende e premiano chi innova e cresce.

Chi guarda solo i titoli, chi si lascia sopraffare dalla paura, chi aspetta che “tutto torni normale”… rimarrà inevitabilmente indietro.

Chi invece sa leggere i segnali e si sforza di guardare oltre il rumore, potrà cavalcare il più grande boom economico degli ultimi decenni.

La domanda è: da che parte vuoi stare?

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Riguardo all'autore

Stefano Demasi

Stefano Demasi è un punto di riferimento italiano nel mondo della finanza e degli investimenti.

Seguìto da una community in continua crescita di investitori e appassionati, Stefano ha trasformato la sua passione in un vero movimento di educazione finanziaria.

Attraverso contenuti chiari, aggiornati e pragmatici, ha aiutato centinaia di persone a comprendere come muoversi nel mondo di Bitcoin e negli investimenti, trasformando teorie complesse in azioni concrete e profittevoli.

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